On 8 Ott, 18:09, rgrassi <rgrassi1...@gmail.com> wrote:
> Ciao,
>
> > Alla fine non ho capito se è quarantott'ore come indicato
> > nel titolo o quarant'ore come scritto nell'articolo ;-)
>
> Anche io ho avuto il dubbio sino alla fine, ma Ale sembrava sicuro di
> quello che faceva. 
> Rob
l'articolo è bello e si legge con molto piacere oltre che essere
ampiamente condivisibile; peccato per questa considerazione finale:
"Gioco e letteratura sono, per sintetizzare il mio criticabilissimo
pensiero, come due fratelli che provengono entrambi
dall'insopprimibile desiderio umano di in-lusione, ovvero di creazione
di realtà diverse da quelle che offre la vita concreta."
Per seguire la scia gastronomica mi riferirò alla diatriba sulla
presenza o meno della cipolla nella ricetta della Pasta alla
Amatriciana (ho visto gente dibattere per ore e accapigliarsi, fare
veri e propri pellegrinaggi ad Amatrice, torturare povere signore
anziane per farsi rilevare la verità e molte altre cose turpi che
neanche i movimenti politici negli anni di piombo).
Il gioco (lungi dall'essere prerogativa umana) è molto di più di una
in-lusione: è istinto, è competizione, è creazione di legami sociali,
è apprendimento e molto altro ancora. Anche qualora vi si approcci con
desiderio di intrattenimento e distrazione il gioco convolge la
persona in aspetti che sono molto al di la di un desiderio appagato
quale potrebbe essere la fame ed un piatto di spaghetti.
Accumunarne l'origine in un desiderio umano di fuga è un errore, come
mettere la cipolla nella Amatriciana. Il gioco condivide con la
letteratura solo alcuni sui effetti (collaterali) o funzioni se si
preferisce, ma è un caso, come che la cipolla nell'amatriciana ci stia
bene (per alcuni).
il tutto imho, naturalmente (a parte il fatto della cipolla)...
ciao
marco