Estrapolo:"Gerontocrazia, partitocrazia, parentocrazia, clientocrazia,
persino - new entry lessicale - mignottocrazia. Tutto ciò che finisce
in "zia" si declina in Italia molto più di meritocrazia, ciò che tutti
dicono di desiderare".Si evince che non c'e' speranza,anche a
cambiare suonatore,la musica non cambia...:-(
Intervista a Giuseppe De Rita: "Da noi vige un sistema antico
controllato da una classe dirigente che si annida nei posti di
comando"
"Meritocrazia senza spazio nella piramide del potere"
da un articolo di ALBERTO STATERA sulla Repubblica di 13 novembre
2008,a:
http://www.repubblica.it/2008/11/sez...ia-spazio.html
Gerontocrazia, partitocrazia, parentocrazia, clientocrazia, persino -
new entry lessicale - mignottocrazia. Tutto ciò che finisce in "zia"
si declina in Italia molto più di meritocrazia, ciò che tutti dicono
di desiderare. Perché? E come uscirne? Come stappare un sistema
leaderistico che, perso nella sua arretratezza culturale, assiste
allibito a un nero nato nel 1961 che viene eletto presidente della più
grande democrazia del mondo? Giuseppe De Rita, animatore del Censis,
sguardo cattolico disinibito e maestro delle analisi icastiche,
attribuisce il nostro deficit nientemeno che a Menenio Agrippa:
"Ricorda la vecchia metafora di Menenio Agrippa? Diceva che tutto il
corpo fa riferimento al cervello, le mani, i piedi, lo stomaco sono
sensori stupidi. Se uno si scotta un dito è perché il senso del dolore
arriva al cervello, tutti gli impulsi confluiscono nella testa".
Abbia pazienza, professor De Rita, ma che c'entra con la vecchiezza
delle classi dirigenti, la persistenza di élites modeste, che anzi via
via sembrano peggiorare? Che c'entra con il mancato ricambio, i
giovani imbottigliati in un destino di minorità, magari geni della
ricerca a 1000 euro al mese, che vedono nominare ministri della
Repubblica calendariste e portaborse, diventare ricche (o potenti)
ragazzotte che fanno le veline?
"C'entra eccome. Il problema che stiamo affrontando è quello di una
logica gerarchico-piramidale, di un sistema antico controllato da una
classe dirigente che si annida nella vetta della piramide e manda
tutto il resto all'inferno. E' l'effetto di uno Stato accentrato fin
dal Risorgimento, che ha prodotto una stratificazione sociale e di
potere granitica che non si intacca se non si riesce a cambiare la
governance del paese".
Col Risorgimento la prendiamo un po' da lontano in un paese che si
dice tutto proteso alle liberalizzazioni.
"Ma è quello che ci ha portato questa eredità, rispetto ad altri paesi
che hanno saputo entrare nella logica cibernetica".
Cibernetica?
"Sì. Oggi i vari terminali dei computer dialogano tra loro producendo
quel policentrismo liberatorio che l'Italia non riesce ad avere
nell'arroccamento in vetta alla piramide che rovina il paese. Il
dialogo diretto, non mediato dal centro, questo è la cibernetica
rispetto a un sistema organicistico".
Vuol dire che la piramide è così forte da produrre gerontocrazia,
clientela, parentela e immobilità?
"Mancando l'articolazione delle responsabilità nella primazia totale
dello Stato, le classi dirigenti sono quelle che conquistano la
puntina della piramide in mille modi: con i soldi, i media, la
corruzione, la parentela, magari il sesso. Mentre le vere classi
dirigenti si fanno in periferia con il policentrismo. Il presidente
degli Stati Uniti è il frutto del policentrismo degli sceriffi, dei
sindaci, dei senatori, dei governatori. In America crescono, arrivano,
li vediamo per otto anni poi scompaiono tutti, presidenti, segretari
di Stato, tranne naturalmente Henry Kissinger. Noi non ne usciamo se
non cambiamo l'architettura del potere, che invece di autentiche
classi dirigenti ci regala classi monarchiche, classi di Corte".
Cortigiani? Lei pensa soprattutto alla politica, ma anche nelle
aziende c'è una sorta di perpetuazione di potere, spesso affidato a
yesmen inadeguati da una pseudo-borghesia capitalistica che non ha
dato grandi prove.
"Credo invece che, alla fine, nelle aziende, come nel sindacato e
nelle regioni un po' di classe dirigente si formi, nonostante tutto.
Beneduce quando creò l'Iri durante il fascismo, si fece una sua classe
dirigente di qualità, ma credo sia un fatto irripetibile. Però negli
ultimi anni ho visto crescere fior di manager. Che ne so? Penso alla
Merloni, a Caio, a Guerra, a Milani. E a molti altri. Per cui attenti
a dire che le classi dirigenti sono tutte vecchie, inefficienti o
mignottizzate. Il circuito però è stretto, è vero. Per stappare la
bottiglia bisogna allargarlo di molto quel circuito".
Come allargare il sentiero se il modello resta quello della politica
di relazione e del capitalismo di relazione, a dispetto di ogni
invocazione a una società più aperta?
"C'è una questione di struttura di governance. Da quella organicistica
di Menenio Agrippa, che produce classe di Corte, militare o mantenuta,
bisogna passare a una governance cibernetica, prendendo coscienza del
fatto che, come mi ha appena detto Paolo Prodi con immagine felice, è
finito lo Stato sovrano, incede ormai lo Stato-sistema, che deve
mettere toppe di qua e di là abbandonando la logica monarchico-
piramidale".
Torniamo sempre allo Stato, professor De Rita. Ma qui parliamo
dell'intera società imprigionata in un collo di bottiglia.
"Certo che torniamo allo Stato. Lei lo vede che i ministeri sono
svuotati? Brunetta dice che sono pieni di fannulloni. Ma il problema
non è che ci sono i fannulloni, è invece che il vertice della piramide
è lì chiuso nella sua punta e a quelli non gli fa fare niente. Se ne
esce soltanto passando dalla monarchia piramidale alla poliarchia. Le
moderne élite si formano nel policentrismo. O non si formano
affatto".
Lei sta dicendo che si perpetua la logica del cervellone elettronico
di tanti anni fa, immenso nel sotterraneo, e non quella dei moderni
terminali che dialogano tra loro in periferia?
"Nel mio annoso mestiere, quando lavoravamo con Pasquale Saraceno al
piano Vanoni c'era l'idea del consigliere del principe. Ma sono
passati i tempi del principe. Il principe non c'è più. I politici più
avveduti devono evitare di fare i capi-macchina, la logica
dell'accentramento monarchico non funziona più. Berlusconi e Veltroni?
Icone, sono icone".
Scusi De Rita, lei dice che occorre una rivoluzione culturale nella
governance, come oggi si dice, di questo paese. Le sembra che qualcuno
ne abbia veramente coscienza e soprattutto voglia?
"Qualcuno dovrà pur accorgersi prima o poi che nella formazione delle
classi dirigenti siamo più arretrati di tutti gli altri, forse persino
dei francesi, che sono ancora napoleonici. Lei dirà che la Cina è più
accentrata di noi. Ma lì sono un miliardo e 200 mila, per cui il
policentrismo antimonarchico è fatale. In India, dove c'è una cultura
alta invidiabile, la società è molto più articolata che da noi".
Allora siamo vittime di una maledizione antropologica?
"Beh, è vero che siamo un paese antropologico, fatto di familismo,
furbizia e quant'altro, ma non credo sia questo che produce il collo
di bottiglia, che blocca il ricambio delle classi dirigenti.
Riflettiamo piuttosto sulla cibernetica e Menenio Agrippa".