User CPFAQMembers ListCalendarToday's PostsSearch




Go Back   Foonews.Net > NewsGroup > Newsgroups it.cultura.* > it.cultura.newage

Prova Gratis 30gg l'hosting fooweb
Reply
 
LinkBack Thread Tools Display Modes
 
Old 16-11-08, 05:27 PM
Reno
 
Posts: n/a
Default Ambiente ed energie rinnovabili:bloccate dal petrolio meno caro?

C'e' qualcosa che non funziona su questo pianeta:fino a ieri
l'altro,eravamo tutti in affanno perche' il prezzo del petrolio stava
andando alle stelle,e gli si imputava di essere una delle cause(se non
la maggiore),della recessione in atto in tutto il mondo ,e del prezzo
alle stelle di carburanti,pane e pasta,e chi ne ha piu' ne
metta...Ora i prezzi del barile sono ormai ritornati a livelli di anni
fa,ma i prezzi di pane e acqua non diminuiscono...e qualcuno sembra
che trovi la scusa per non investire piu' nelle energie alternative!
(Meno male che adesso c'e' Obama,che mi sembra un "verde"
integrale...nessun riferimento al colore della pelle;-)

da un articolo sul Corriere di Bill Emmott (Traduzione di Maria
Sepa) ,a:
http://www.corriere.it/economia/spec...4f02aabc.shtml

Petrolio in ribasso e «verde» necessario.
I prezzi stellari di quest’anno non sono dovuti alla crescita di Cina
e India. Il consumo mondiale è aumentato solo dell’1%.

Se c’è un mercato che potremmo considerare abbastanza prevedibile da
consentire stanziamenti e investimenti a lungo termine, questo
dovrebbe essere il mercato dell’energia. Dopo l’acqua, l’energia è
l’elemento più importante della nostra vita economica e sociale. Dato
che per realizzare nuove fonti energetiche ci vogliono anni, le
previsioni sulla loro disponibilità sono più attendibili di quelle
sulla raccolta del grano, ad esempio, o sulla produzione di computer.
Questo mercato si sta però dimostrando il più capriccioso di tutti. E
la sua volatilità, nell’attuale crisi economica mondiale, sta gettando
un’ombra oscura sugli investimenti nelle energie rinnovabili e
«alternative» ricavate dal vento, dal sole, dalle biomasse e dal
nucleare.

Se nutriamo dei dubbi sulla stravaganza del mercato, facciamoci questa
domanda: di quanto è aumentato il consumo mondiale di petrolio nel
2007? È l’anno in cui il prezzo del greggio è più che raddoppiato,
passando da 55 dollari al barile a più di 100, per poi continuare a
salire fino a raggiungere un picco di 147 dollari al barile nel giugno
2008. La maggior parte delle persone risponde tra il 5 e il 10 per
cento, facendo riferimento alla rapida crescita delle economie
emergenti, come la Cina e l’India. La risposta corretta, secondo
l’autorevole BP Statistical Review of World Energy, è invece che il
consumo è salito dell’uno per cento. Sempre in quell’anno, la
produzione di petrolio è scesa di circa lo 0,5 percento. Questa
piccola differenza tra la domanda e l’offerta ha quindi prodotto un
aumento dei prezzi di più del 100 per cento.

Il fraintendimento che porta alla risposta più comune — quello per cui
la crescita cinese e indiana è così forte e inarrestabile da superare
tutti gli altri fattori di domanda — è anche quello che ha determinato
la corsa a investire nelle fonti alternative di energia. Questi
investimenti conobbero un rapido sviluppo negli anni Settanta, per la
forte impennata dei prezzi del petrolio. Quando, negli anni Ottanta, i
prezzi crollarono, la stessa sorte toccò agli investimenti nelle fonti
alternative. Così, ora che i prezzi del petrolio sono ritornati ai
livelli dell’inizio del 2007, perdendo quasi due terzi del loro valore
e scendendo a meno di 60 dollari, dobbiamo chiederci: succederà di
nuovo?

Nel cercare di rispondere a questa domanda, dobbiamo anzitutto essere
realisti: la recente, estrema volatilità del mercato del petrolio
dovrebbe indurci a diffidare delle facili previsioni. Dobbiamo poi
riconoscere un fatto ancora più sgradevole: che è la politica, più che
l’economia, a darci indicazioni per una risposta.

La politica influenza il mercato del petrolio fondamentalmente su due
fronti. Il primo riguarda la produzione. Questa è diventata, infatti,
una questione di natura eminentemente politica dall’inizio degli anni
Settanta, da quando, cioè, l’OPEC ha il controllo sulle forniture e
sui prezzi del petrolio. Il secondo è legato a un nuovo fattore di
portata mondiale, intervenuto successivamente agli anni Settanta: il
cambiamento climatico.

I Paesi OPEC, situati in gran parte in Medio Oriente, Africa del Nord
e America Latina, soddisfano circa il 40 per cento della domanda
mondiale di greggio. Nel periodo della crescita vertiginosa dei
prezzi, a partire dai 25-30 dollari al barile del 2002-03, l’OPEC è
riuscita a mantenere il controllo della produzione anche grazie
all’aiuto di Paesi non membri, soprattutto della Russia. La domanda
era in crescita, soprattutto negli anni 2003-06, e un lungo periodo di
bassi investimenti nella ricerca di nuovi giacimenti rendeva difficile
aumentare la produzione. Ora, invece, sono cambiate due cose: grazie
alla recessione globale la domanda sta calando, e c’è un’abbondante
disponibilità di petrolio, soprattutto in Arabia Saudita.

Questo ha provocato il calo dei prezzi ai livelli attuali che, se
verranno mantenuti, renderanno la maggior parte degli investimenti
nelle fonti rinnovabili di energia poco competitivi, senza un sostegno
dei governi. Ulteriori cali dei prezzi dipenderanno dall’eventuale
decisione dell’OPEC di ridurre la produzione in sintonia con la
riduzione della domanda, ma anche da quanto i suoi membri
continueranno a rispettare gli accordi presi durante gli incontri
OPEC. Molti Paesi, con in testa l’Iran e il Venezuela, vogliono
tagliare drasticamente la produzione per sostenere i prezzi. Altri,
guidati dall’Arabia Saudita, credono che questo sarebbe un errore,
perché prolungherebbe la recessione mondiale. L’Arabia Saudita, il
produttore di petrolio più a buon mercato e con le maggiori riserve,
potrebbe anche essere mosso da un’altra ragione: teme la competizione
di un Iran forte nella regione e preferirebbe vederlo indebolito dal
calo dei prezzi del petrolio.

Con la recessione che sta iniziando a farsi sentire in America, Europa
e Giappone, e che sarà con ogni probabilità profonda e dolorosa, le
prospettive dei prezzi del petrolio non sono rosee. Ma la misura in
cui questo quadro scoraggerà gli investimenti nelle fonti energetiche
alternative, come si è verificato negli anni Settanta, dipenderà dal
secondo fattore politico di cui si è parlato: il cambiamento
climatico.

Mentre miliardi di dollari venivano investiti nell’energia solare,
eolica, nucleare e derivata dalle biomasse, anche l’industria
automobilistica di tutto il mondo dedicava notevoli sforzi al
miglioramento della tecnologia delle batterie, per rendere possibile
la produzione di motori completamente elettrici o ibridi. La scommessa
era che l’aumento dei prezzi, il mutare dei gusti dei consumatori e il
cambiamento climatico avrebbero reso vantaggiosi questi investimenti.
Uno di questi fattori sta venendo meno. Gli altri, però, potrebbero
essere più durevoli, anche se non del tutto indifferenti alla
recessione. Le finanze pubbliche subiranno pressioni enormi; i
consumatori saranno meno disposti a pagare di più per essere «verdi»;
i governi saranno poco propensi a imporre nuovi oneri all’industria.

Contro queste tendenze, però, possono giocare due elementi. Uno è che
i governi si sono impegnati a trattare della questione del cambiamento
climatico nella seconda metà del prossimo anno a Copenhagen, e non
possono sottrarsi a un confronto in proposito. L’altro è che molti
governi, nel sostenere la crescita economica, si metteranno alla
ricerca di nuove tecnologie da finanziare, sperando che nel loro paese
nasca l’industria vincente del futuro. Barack Obama, eletto
presidente, ha già promesso di seguire questa via. Se sarà così,
l’energia alternativa diventerà un cambiamento in cui potremo credere
davvero.


Digg this Post!Add Post to del.icio.usBookmark Post in TechnoratiFurl this Post!
Reply With Quote
Reply


Thread Tools
Display Modes

Posting Rules
You may not post new threads
You may not post replies
You may not post attachments
You may not edit your posts

vB code is On
Smilies are On
[IMG] code is On
HTML code is Off
Trackbacks are On
Pingbacks are On
Refbacks are On



 RSS Feeds - Archive - Top




All times are GMT +1. The time now is 03:56 AM. Powered by vBulletin® Version 3.6.8
Copyright ©2000 - 2009, Jelsoft Enterprises Ltd.
Search Engine Friendly URLs by vBSEO 3.1.0 Forum style by ForumMonkeys.com.