Ma non siamo noi gli abitanti della terra del Sole,dell'Acqua,ed anche
del Vento?Si,ma i nostri "dipendenti" pensano che ,con le torri
eoliche,deturpiamo il paesaggio...Ed allora,facciamole anche noi off-
shore!(ma salta sempre fuori un sindaco-ambientalista dell'ultimo
minuto,che non vuole i cavi per il trasporto sul suo
territorio...sveglia gente,potremmo essere dei "signor" nel piu'
Bepaese del mondo!)
EOLICO:Sibilano le super pale.In Inghilterra si progettano turbine da
installare al largo con diametri fino a 200 metri(sic:da loro non ci
sono i pecorai con le greggi?;-)
da un articolo di Paola De Carolis sul Corriere,a:
http://www.corriere.it/economia/spec...l?fr=correlati
Eolico, pale da cento metri in alto mare!
È un mercato che secondo le proiezioni nel 2020 potrebbe arrivare a
valere 40 miliardi di sterline. Per il Regno Unito rappresenta una
delle più importanti opportunità di sviluppo del futuro, un settore
che nel solo nordest del paese potrebbe creare 25.000 nuovi posti di
lavoro. Sono cifre che, nell’attuale clima economico, non passano
inosservate. La torta fa gola a tutti, tanto che per conquistarne una
fetta arrivano offerte dalla California, così come dai paesi
scandinavi. Si tratta di energia nuova, pulita e completamente
naturale: l’uso del vento, non sulla terra bensì nel mare. Turbine
offshore, dove offshore sta non per paradiso fiscale, ma per al largo
della costa e da tratte acquatiche trafficate, spazi azzurri dove
poter innalzare senza problemi pale lunghe 40, 50, 60 metri.
Essendo un’isola, o meglio un insieme di isole, la Gran Bretagna sta
puntando senza timidezza sulla possibilità di incanalare la potenza
delle raffiche che quotidianamente percuotono i suoi mari. Il governo
ha fatto i conti anche sotto il profilo sociale. Scegliendo come
epicentro delle attività la parte settentrionale del paese, conta di
riempire il vuoto lasciato dalle flessione dell’industria navale e la
chiusura delle miniere. L’energia si rinnova, la società si reinventa.
Non sorprende, dunque, che sia la cittadina di Blyth, vicino a
Newcastle, ad ospitare un centro che sta velocemente diventando un
punto di riferimento mondiale. Si tratta del New and Renewable Energy
Centre (NaREC). Al suo sesto anno di attività, ha un laboratorio
all’avanguardia dove le nuove pale vengono sottoposte a tutti i test
immaginabili. «Ho rotto ogni pala sulle quali ho messo le mani». —
sottolinea con un certo orgoglio Peter Hope, direttore del laboratorio
che è arrivato all’energia eolica dall’industria automobilistica —.
«Un cambiamento che è un po’ come — precisa — riscoprire il piacere
della barca a vela dopo il rumore dei motoscafi» Avere a che fare con
turbine giganti è, per Hope, una grande soddisfazione. «Più sono
lunghe e più le pale sono efficienti ». — spiega con entusiasmo —.
«Sfruttare i venti che ci sono in mare aperto è un’idea geniale, sono
molto più forti e costanti dei venti che abbiamo nell’entroterra».
C’è, poi, la velocità. «La punta di una pala lunga 100 metri in teoria
potrebbe superare la velocità del suono». E se 100 metri sembrano
tanti, troppi, in realtà non lo sono. Nel laboratorio del NaREC
arriverà presto il nuovo modello della società statunitense Clipper,
un gigante lungo 75 metri che dovrebbe poter generare 10 megawatts
(MW) di elettricità. L’Unione europea sta inoltre finanziando le
ricerche su un prototipo da 130 metri e 20 MW.
Ma non è solo la Gran Bretagna settentrionale a investire pesantemente
nelle centrali eoliche offshore. Due progetti, complessivamente da due
miliardi di sterline, interessano l’estuario del Tamigi. Di fianco a
Londra, in pratica. Il primo, il più maestoso, prevede la costruzione
di 341 turbine e ha alle spalle un consorzio di cui fa parte la Shell
Wind Energy Ltd. Il secondo, invece, a 11 km dalla costa del Kent, è
stato rilevato dalla svedese Vattenfall. Il tempo è prezioso. Gli
obiettivi internazionali sulla riduzione delle emissioni e sulla
produzione di energia rinnovabile e pulita hanno scadenze non troppo
lontane (in Gran Bretagna la soglia è del 15% del consumo totale entro
il 2020). Il vento è una risorsa enorme — a livello mondiale potrebbe
generare 106 milioni di ore gigawatts — così come lo è il mercato
eolico. Stando alle previsioni del Global Wind Energy Council di
Bruxelles, il settore vedrà un’espansione del 15% entro il 2012, sino
ad occupare il 3% della produzione totale di elettricità. Se in fatto
di sperimentazione la Gran Bretagna è in pole position, per quanto
riguarda la produzione è la Germania a detenere il primato, con il 7%
del fabbisogno nazionale derivato da centrali eoliche. Una corona che
a sorpresa potrebbe presto passare a Stati Uniti o Cina, regine del
consumo, ma anche degli investimenti nell’energia pulita. E anche i
grandi gruppi multinazionali entrano nel settore: la Fuji produce già
turbine eoliche di 2000 kilowattora che soddisfano i fabbisogni di un
migliaio di abitazioni.