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Old 29-11-08, 10:36 PM
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Default Ambiente ed energioe compatibili:no al nucleare!!!Si all'idrogeno!!!

Riposto un vecchio articolo su Repubblica,con intervista al guru
dell'idrogeno Jeremy Rifkin:
http://www.repubblica.it/2008/04/sez...n-energia.html

Le centrali sono una "soluzione di retroguardia" e non risolveranno il
problema
Dopo l'incidente di Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega
perché l'Italia sbaglia
Rifkin, l'energia fai-da-te così ci salveremo dal nucleare

di RICCARDO STAGLIANÒ

UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni
tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di
emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per
cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin
non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia.
Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure
bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.

Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio
l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru
dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il
petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di
meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle
scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo
studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i
rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio
puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".

L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a
pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano
dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe
radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato
con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre
dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso
le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi
europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".

Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
"Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse
probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede
quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una
catastrofe. Come Chernobyl".

Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle
nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
"Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il
vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso.
I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di
carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un
ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale.
Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono
circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste
centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore
energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma
anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora,
per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta,
si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può
venire da qui".

Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?
"Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il
passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe
costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così
facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che
comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa
che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove
centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza
produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di
energia...".

Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora
come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno
straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18
anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove
avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno
già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i
super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi?
L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta
i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".

Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica
l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta
per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò
si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori
argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si
potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire
bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei
rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi
diventano le canaglie di domani".

Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari.
Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile
francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa,
quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali
che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare
gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia
elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria
condizionata".

Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di
questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la
politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E
questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni
ideologiche".

In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è
centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca
del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di
tipo geopolitico per difenderlo".

E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema
distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la
propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso
"reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione,
tramite internet".

Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole
dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il
geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con
tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania,
Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".

Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno
le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico.
Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%:
voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il
primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare
parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per
immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per
distribuirla".

Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto
convincenti. È così?
"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili,
alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio
realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia
matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative
potrebbero produrne migliaia".

A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada.
Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo
dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome
del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche
l'energia è somministrata da un'entità superiore".

(7 giugno 2008)
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