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Old 22-11-08, 07:58 AM
ROB \(Senza Numero\)
 
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Default L'idraulico NIPPONICO

PRECARIATO E SUICIDI, LA CRISI INVESTE TOKYO

Tra tubi e rubinetti guasti, la giornata tipo di un pronto-intervento nella
capitale giapponese. Che fatica ad arrivare a fine mese e immagina un futuro
denso di nubi. Due lavori, quindici ore di duro lavoro al giorno e un
guadagno totale netto di 2500 euro, appena sufficienti in una delle città
più care del mondo. Lo specchio di un ceto medio che si avvicina alla soglia
di povertà

di Pio d'Emilia su IL MANIFESTO del 21 Novembre da TOKYO


L'occasione è ghiotta. Mentre il mondo ha ormai dimenticato il presunto
idraulico Joe che ha imperversato per buona parte della campagna elettorale
americana, io ho davanti a me un suo collega giapponese. Pura coincidenza. È
un anno e più che il rubinetto del lavello di casa non funziona: acqua calda
a volontà, ma solo un filo di acqua fredda. Risultato: o rischi
l'ustionamento, o i piatti si accumulano.

Direte, un anno per trovare un idraulico? Nossignori. Semplicemente non
l'avevo mai chiamato.

Qualche giorno fa, dopo l'ennesima ustionatura, mi sono deciso. È bastata
una telefonata all'agenzia che mi ha trovato a suo tempo la casa e nel giro
di poche ore è arrivato Manabu, assieme a due colleghi/apprendisti. Inviato
dal Suido Kyukyusha, il centro emergenza idraulica. Un colosso. 3000
richieste di intervento al giorno, tutte evase nel giro di poche ore da un
esercito di precari che attendono a casa o nei rispettivi luoghi di lavoro
una chiamata.

Ma l'azienda, che formalmente è una cooperativa, ha appena 10 dipendenti,
tutti impiegati al centralino. Miracoli della precarizzazione. Cinque mila
yen (40 euro circa) di diritto di chiamata fisso, due mila yen (15 euro)
l'ora, più materiali. Più che ragionevole, visto che siamo a Tokyo. Il
servizio è impeccabile e il bello è che arrivano in due o tre, ma paghi solo
per uno. Buono per il cliente, un po' meno per i lavoratori. Ai quali un po'
meno del 50% del totale fatturato (esclusi i materiali), sul quale devono
anche pagarci le tasse. Ma andiamo con ordine.

Manabu, dopo lo scambio inevitabile dei convenevoli, inchini vari e scambio
di bigliettini da visita sull'uscio, si toglie le scarpe e si mette subito
al lavoro. Ci mette poco a capire che il rubinetto è rotto e non ha nessuna
intenzione, non si usa più, di perdere tempo a smontarlo e ripararlo. E dopo
una breve telefonata alla ditta (dal suo cellulare) per comunicare la
diagnosi manda uno degli apprendisti a prenderne uno nuovo. Il tutto
producendosì in mille scuse per il ritardo, per il fatto di non aver pensato
di portare direttamente un rubinetto nuovo (ma come faceva, nessuno gli
aveva comunicato il modello) e assicurando che non avrebbe messo in conto
l'attesa. E fa per andarsene. Si tratta di aspettare un'oretta e fosse per
lui sarebbe capace di aspettare in piedi, fuori dalla porta, fino all'arrivo
del rubinetto nuovo. Provo a trattenerlo, e sfruttare l'occasione per
decifrare l'affascinante mondo dei tubi e degli impianti sanitari del
Giappone e soprattutto per capire come se la passa, in questo momento
particolarmente drammatico per la seconda economia mondiale.

Alla fine, dopo aver rifiutato nell'ordine birra, vino e persino un tè cede
al fascino dell'espresso, che in Giappone oramai è diventato molto popolare.
Assieme ad altre parole come pizza, cappuccino, balsamico, mozzarella e...
precariato. Già, precariato. Da quando una scrittrice no-global, Karin
Amanomiya l'ha usata in uno dei suoi romanzi di maggior successo
(Ikisaseroo, «lasciateci vivere») e da quando il virtual book italiano
«Generazione mille euro» è diventato un best seller nell'arcipelago
provocando l'invidia dei giovani giapponesi (dove molti «precari» a tempo
pieno guadagnano molto meno di 1000 euro al mese) è diventata una parola
entrata nell'uso quotidiano, come un tempo lo fu la parola proletariato. A
casa ho appunto l'edizione giapponese di «generazione mille euro». Lo metto
provocatoriamente in mostra sul tavolo della cucina e mentre Manabu ed il
suo collega, che resterà muto per tutto il tempo, in segno di deferenza per
il «capo», sorseggiano (in piedi) il caffè, la butto lì. «Beati voi che
avete un lavoro fisso. Oggi è un problema anche in Giappone, con tutti
questi precari, questi poveri che lavorano, e che non arrivano alla fine del
mese». Il sorriso di Manabu dura un attimo. «Beati noi? Tu non hai idea di
come sia dura tirare avanti. E anche io faccio parte di quella categoria che
hai appena menzionato. Precario. Precario a tempo pieno».

Il ghiaccio è rotto. Manabu si siede, subito seguito da Haruo, il suo
silenzioso e forse un po' intimorito collega, e iniziamo una bella
chiacchierata. Manabu ha 51 anni, suo padre, suo nonno e forse anche il
bisnonno erano del mestiere. Erano originari del Tohoku, una regione rurale
a nordovest di Tokyo. «Ricordo con nostalgia la mia infanzia. Vivevamo in
una grande casa, era appena finita la guerra e c'era poco da mangiare. Le
donne coltivavano l'orto e andavano a cercare bacche e verdure selvatiche
nel bosco, gli uomini lavoravano. Appena tornato da scuola seguivo sempre
mio padre, che veniva chiamato dappertutto. Eravamo poveri ma rispettati.
Mio padre era un'autorità nel villaggio».

Beh, anche da noi, in Italia, gli idraulici sono un'autorità - provo a
sdrammatizzare - sono pochi e si fanno pagare. «Dico sul serio - insiste
Manabu, che non ha nessuna voglia di scherzare e comincia e prenderci
gusto - mio nonno, più che un idraulico, era una specie di ingegnere
autodidatta, cominciò a costruire le fogne da prima della guerra, quando non
c'erano nemmeno nelle grandi città. Ricordo che mi raccontava come veniva
osteggiato dai ricconi, preoccupati di perdere una fonte di reddito». Quale?
«Quella per il letame ricavato dalle feci umane. In Giappone i campi si
concimavano, e succede ancora in certe zone rurali, con letame umano. E
quello dei ricchi ovviamente valeva di più, visto che avevano una dieta
migliore Ma con le fogne, questo privilegio è sparito» Però ne restano
tanti, vero, di privilegi? Il divario tra ricchi e poveri sembra essersi
allargato a dismisura negli ultimi anni, dov'è finita la classe media?

«Eccola qui la classe media. Secondo le statistiche, io rappresento la
classe media. Ho un lavoro, anzi due perché questo che faccio per te oggi è
per il Suido Kyukyusha, la cooperativa che gestisce l'emergenza idraulica,
in realtà io lavoro a tempo pieno per la Toto, la più grande azienda di
sanitari del Giappone e forse del mondo. Faccio l'installatore, ho un
contratto a tempo determinato che mi viene rinnovato da 13 anni, un mutuo
iniziato da mio padre e che per fortuna ho quasi finito di pagare, una
moglie che anche lei fa qualche lavoretto e due figli che vanno a scuola
senza problemi. Ce la caviamo, ma lavorando come cani e senza concederci
nulla. E vivo nel terrore di crollare per terra, un giorno, e lasciare la
mia famiglia da sola. Non sopravviverebbero. È un fenomeno molto diffuso in
Giappone, lo sai? Si chiama karoshi».

Lo so. Lo sappiamo. E gli spiego che se cappuccino e precariato sono entrati
nel linguaggio comune giapponese, in Italia anche karoshi (morte da
superlavoro) dopo sushi, kamikaze e harakiri, sono parole conosciute. E gli
chiedo cosa ne pensa dell'aumento vertiginoso dei suicidi (34 mila l'anno,
uno ogni 14 minuti).

Molti giapponesi che non ce la fanno più, che hanno perso il lavoro o
semplicemente sono esausti dall'inutile maratona che sono stati costretti a
correre dal dopoguerra in poi, stipulano un'assicurazione e poi si
suicidano. Sembra un sistema diffuso e tutto sommato accettato dalla
società. Spesso è l'unico modo per garantire alla famiglia un'esistenza
decente. Almeno fino a quando le compagnie assicurative continuano a pagare
anche in caso di suicidio. «È vero, ma ti sembra bello? Uno lavora come uno
schiavo per anni e poi, invece di potersi godere la vecchiaia, deve
attaccarsi a un tubo di scarico per garantire la sopravvivenza ai figli? È
inaccettabile! Io con i tubi ci vivo. Non mi arrenderò mai.Spero solo che il
corpo resista».

Perché sei venuto a Tokyo, perché avete abbandonato la campagna? «Perché mio
padre era diventato davvero bravo e voleva ingrandirsi. È venuto prima lui a
Tokyo, ha fondato una ditta, cominciato ad ottenere i primi appalti,
inchinandosi di qua e smazzettando di là. Poi dopo qualche anno in cui
praticamente lo vedevamo una o due volte, ci ha chiamato. Era felice e
orgoglioso. Però ricordo che eravamo tristi, io e mia sorella. E anche mia
madre. Che infatti non ha resistito, si è presa una brutta malattia ed è
morta. E le cose sono precipitate. Mia sorella era ancora alla scuola
superiore, io avevo appena superato l'esame di ammissione all'università ma
decisi di lasciar perdere per lavorare con mio padre. Ma le cose non
andarono bene, eravamo in piena bolla. Un paio di clienti grossi non
pagarono le fatture e mio padre fu costretto a chiudere.

Ma era bravo e soprattutto umile. Riuscì a farsi assumere dalla Toto, dove
ora lavoro anche io». Quella del famoso washlet, la Ferrari della toilette?
«Proprio così. Una rivoluzione. Oltre metà dei giapponesi, nelle grandi
città, ne possiede uno. Per noi giapponesi l'igiene personale è molto
importante. La toilette è uno dei pochi posti dove ci sentiamo davvero
tranquilli, in una sorta di inviolabile intimità. La gente spende più soldi
per rinnovare la toilette che la cucina». Già. Una bella rivoluzione, dalle
latrine a cielo aperto (tutt'ora presenti in zone rurali), e le alghe e i
bastoncini di bambù che i giapponesi usavano fino agli inizi del secolo
scorso, prima di passare alla carta igienica alla cybertavolette riscaldate,
con spruzzi vari regolabili e persino musichette rilassanti.

Toglimi una curiosità, Manabu-san, ma da dove nasce l'idea di otohime, «la
principessa del suono», la melodia che riproduce il mormorio delle onde?
Manabu si fa una bella risata e spiega: «In Giappone nessuno si meraviglia
se l'uomo emette dei rumori naturali, compresi rutti e flatulenze, sia in
pubblico che in privato. Ma per le donne è diverso. Per loro è estremamente
disdicevole emettere suoni e dunque, quando sono alla toilette, fanno
continuamente scorrere l'acqua per coprire ogni rumore. Di qui l'idea di
produrre una tazza con una musica incorporata che ricorda il suono della
sciacquone, più che il mormorio delle onde, e di chiamarla Otohime, dal nome
dell'omonima principessa, figlia del dio del mare Ryujin. Un successone, ne
avrò installate a migliaia. E ora ci sono i nuovi modelli, ancora più
sofisticati». Tipo? «Il modello Well-You II. Oltre a tutto il resto,
raccoglie ed esamina le urine, misura la pressione. Può essere collegato
wireless al computer di casa e/o a quello dell'ospedale dove sei seguito e
comunica in diretta i tuoi dati al medico. Una manosanta per diabetici e
affetti da altre malattie croniche. Era partito bene, ma costa molto, e ora
stiamo subendo molte cancellazioni e pochissimi nuovi ordini. Con questa
crisi».

Già, torniamo alla crisi. Dicevi che in pratica fai due lavori. Quanto
guadagni, al mese? «Al netto delle tasse, che pago integralmente perché
tutti i lavori che faccio sono tassati alla fonte, al 10%, circa 300 mila
yen al mese (2500 euro circa). Per stare in giro tra tubi, piastrelle e
sanitari anche 15 ore ogni giorno. Mia moglie lavora da casa per un call
center, e porta a casa altri 100 mila yen (700 euro). Per modo di dire
perché se li tiene tutti lei..Dice di metterli da parte per l'emergenza. Ma
ci siamo, nell'emergenza». È vero che molti giapponesi non si fidano delle
banche e tengono i soldi, in contanti, in casa? Una pacchia per i ladri. «È
vero, abbiamo questa vecchia tradizione. Si chiama tansu chokin ("i risparmi
nel comò", n.d.r.) ma in realtà ognuno scegli posti diversi, sotto i tatami,
in uno scomparto segreto del frigorifero, persino nello sciacquone, in una
busta impermeabile. Comunque è una cosa di cui si occupano le donne. E io
non ho davvero idea di dove li metta, mia moglie, i soldi. Altrimenti li
avrei già rubati». Ride di gusto, Manabu. E dopo il caffè accetta un
bicchiere di vino, previo giuramento che non rivelerò mai questa sua
debolezza. Bere sul lavoro, e più in generale prima delle 6 di sera, in
Giappone, è considerato quasi un reato.

Il nuovo rubinetto nel frattempo è arrivato, e per quanto Manabu sembri
gradire la chiacchierata, il dovere viene prima di tutto. In un baleno,
porta a termine il lavoro, si «ricompone» e tra mille inchini ringrazia per
l'ospitalità, la pazienza e la chiacchierata. «E non preoccuparti, non
metterò in conto il tempo d'attesa per il rubinetto».

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Old 22-11-08, 06:06 PM
ricky.roma
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO

ROB (Senza Numero) wrote:
> PRECARIATO E SUICIDI, LA CRISI INVESTE TOKYO
>
> Tra tubi e rubinetti guasti, la giornata tipo di un pronto-intervento
> nella capitale giapponese. Che fatica ad arrivare a fine mese e immagina
> un futuro denso di nubi. Due lavori, quindici ore di duro lavoro al
> giorno e un guadagno totale netto di 2500 euro, appena sufficienti in
> una delle città più care del mondo. Lo specchio di un ceto medio che si
> avvicina alla soglia di povertà


quando piove la merda c'é molta gente che scappa e pochi che tengono
duro (cit.)


> di Pio d'Emilia su IL MANIFESTO del 21 Novembre da TOKYO


> L'occasione è ghiotta. Mentre il mondo ha ormai dimenticato il presunto
> idraulico Joe ... io ho davanti a me un suo collega giapponese. Pura
> coincidenza. È un anno e più che il rubinetto del lavello di casa non
> funziona: acqua calda a volontà, ma solo un filo di acqua fredda.
> Risultato: o rischi l'ustionamento, o i piatti si accumulano
> Direte, un anno per trovare un idraulico?


....sui treni tutti gli scompartimenti puzzano vagamente di merda e col
tempo non ci facciamo più caso (cit.)


> Inviato dal Suido Kyukyusha ... 3000 richieste di intervento al giorno, tutte
> evase...da un esercito di precari ...


....nel mondo non c'è più posto per gli uomini (cit.)


> ... «Beati noi? Tu non hai idea di come sia dura
> tirare avanti. E anche io faccio parte di quella categoria che hai
> appena menzionato. Precario. Precario a tempo pieno».


....discorso di addio del Giappone? (cit.)


> Molti giapponesi che non ce la fanno più ...


....addio del Giappone alle truppe! (cit.)


> ... Ride di gusto, Manabu. E dopo il caffè accetta un
> bicchiere di vino, previo giuramento che non rivelerò mai questa sua
> debolezza. Bere sul lavoro, e più in generale prima delle 6 di sera, in
> Giappone, è considerato quasi un reato


....si dice che l'alcol disidrati (cit.)

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Old 23-11-08, 08:44 AM
ROB \(Senza Numero\)
 
Posts: n/a
Default Re: L'idraulico NIPPONICO

"ricky.roma" <ricky.roma@GlenGarryGlennRoss.net.invalid> ha scritto nel
messaggio news:gg9e7h$tkl$2@aioe.org...

>> Tra tubi e rubinetti guasti, la giornata tipo di un pronto-intervento
>> nella capitale giapponese. Che fatica ad arrivare a fine mese e immagina
>> un futuro denso di nubi. Due lavori, quindici ore di duro lavoro al
>> giorno e un guadagno totale netto di 2500 euro, appena sufficienti in una
>> delle città più care del mondo. Lo specchio di un ceto medio che si
>> avvicina alla soglia di povertà

>
> quando piove la merda c'é molta gente che scappa e pochi che tengono duro
> (cit.)


Manabu l'idraulico non e' mica scappato pero'. Ha solo paura per le sue
condizioni di salute. Molto fatalista (all'italiana) siamo tutti sotto il
cielo. Una malattia debilitativa o peggio potrebbe togliere alla sua
famiglia la principale fonte di guadagno. Paure e tremori molto comuni al
giorno d'oggi.

>> Inviato dal Suido Kyukyusha ... 3000 richieste di intervento al giorno,
>> tutte evase...da un esercito di precari ...

>
> ...nel mondo non c'è più posto per gli uomini (cit.)


Rimangono solo i precari... pero' citazione per citazione, un saggio diceva:
"fesso e' colui che sa a fine mese cosa c'e' nella propria busta paga".
....e questo in... tempi non sospetti.

>> ... «Beati noi? Tu non hai idea di come sia dura tirare avanti. E anche
>> io faccio parte di quella categoria che hai appena menzionato. Precario.
>> Precario a tempo pieno».

>
> ...discorso di addio del Giappone? (cit.)


Nooo... sanno bene che la situazione negli altri paesi e' anche peggiore.
Del resto molti giapponesi che "fuggono" dal Giappone lo fanno in via
temporanea. Tendono a tenere i piedi su due sponde poiche' sanno che se non
va bene altrove possono sempre ritornare.

>> ... Ride di gusto, Manabu. E dopo il caffè accetta un bicchiere di vino,
>> previo giuramento che non rivelerò mai questa sua debolezza. Bere sul
>> lavoro, e più in generale prima delle 6 di sera, in Giappone, è
>> considerato quasi un reato

>
> ...si dice che l'alcol disidrati (cit.)


Ma il buon Pio sa che il Giappone ha reso il motto "In vino veritas!" una
delle fondamentali regole della "Nominication". ^__^

Rob (senza numero)


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Old 23-11-08, 09:36 AM
lantxyz
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO


> di Pio d'Emilia su IL MANIFESTO del 21 Novembre da TOKYO

oddio il MANIFESTO! che merda leggi?
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Old 23-11-08, 02:33 PM
ROB \(Senza Numero\)
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO

"lantxyz" <lantxyz@NOSPAMalice.it> ha scritto nel messaggio
news:ggb4mc$m9c$3@nnrp.linuxfan.it...
>
>> di Pio d'Emilia su IL MANIFESTO del 21 Novembre da TOKYO

> oddio il MANIFESTO! che merda leggi?


L'unica merda che ha un corrispondente in Giappone....

Rob (senza numero)

--
"Se andando in giro senti puzza di merda non preoccuparti, il mondo è pieno
di stronzi"

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Old 24-11-08, 09:31 AM
Nipponponpico
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO

> > oddio il MANIFESTO! che merda leggi?
> L'unica merda che ha un corrispondente in Giappone....


Aggiungerei che tra le merde è l'unico da cui si può trarre qualche
informazione, Se prendiamo due merde a caso per essere politicamente
corretti nè dalla repubblica nè dal corriere della sera riesco a
trarre una soddifazione intellettuale che superi il guardare Emilio
Fede al tg4, che perdipiù invece di pagare di tasca mia posso spalmare
sulle tasche di tutti i contribuenti.

Riguardo all'idraulico come dice lo stesso d'Emilia ad inizio articolo
poteva benissimo essere l'idraulico americano di prima e potrà
benissimo essere l'idraulico italiano di poi, ma forse è un problema
di rubinetti, chi lavora con le poltrone pare riuscire a resistere.
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Old 24-11-08, 09:31 PM
akuma_tetsu
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO

"Nipponponpico" <valeriorcc@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:12b2b44d-132b-469c-ba5e-20ba5e608752@a37g2000pre.googlegroups.com...

>>> oddio il MANIFESTO! che merda leggi?

>> L'unica merda che ha un corrispondente in Giappone....


> Aggiungerei che tra le merde è l'unico da cui si può trarre qualche
> informazione,


A volersi accontentare andrebbe anche bene. Il fatto e' che con il
raccontare che e' l'unica informazione disponibile si finisce per
crederci...
Tuttavia la verita' non e' certo quella dell'unicita' dell'informazione (se
poi si allarga la ricerca alla lingua inglese ancor di piu' si hanno
conferme in tal senso...) ma piu' che altro... di gusti! "ROB \(Senza
Numero\)" pubblica gli articoli che reputa interessanti a suo
"insindacabile giudizio" da qui a dire che sono gli unici disponibili o
quelli che meglio descrivono il Giappone ne passa...

Giusto per citarne altri due attuali corrispondenti:
Gigi Boccasile - (Tokyo) - Corriere Asia
Paolo Soldano - (Osaka) - Corriere Asia
-----------------------------------------
In passato altri corripondenti:
Lanfranco Vaccari - (Tokyo) - Il Solo24Ore
Fernando Mezzetti - (Tokyo) - La Stampa
Marco Panara - (Tokyo) - La Repubblica
Paolo Cacciato - (Tokyo) - Corriere Asia

(Quest'ultimo ha anche un blog personale interessante [ita]:
http://thoughtfromasia.blogspot.com/ )

> Se prendiamo due merde a caso per essere politicamente corretti nè dalla
> repubblica nè dal corriere della sera riesco a trarre una soddifazione
> intellettuale che superi il guardare Emilio
> Fede al tg4, che perdipiù invece di pagare di tasca mia posso spalmare
> sulle tasche di tutti i contribuenti.


Sulla situazione giornalistica italiana inutile dilungarsi basti dire che
paragonando al niente qualsiasi cosa e' meglio...

Per chi ha voglia, stomaco e tempo [eng]:
http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=1

--
"Fossi solo io ad insultare...(attento che il db umano purga tutti)." Alex -
8 lug 2004 - ICOG


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Old 25-11-08, 01:52 PM
Nipponponpico
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO

On 25 Nov, 05:31, "akuma_tetsu" <akuma_te...@despammed.com> wrote:
> "Nipponponpico" <valerio...@alice.it> ha scritto nel messaggionews:12b2b44d-132b-469c-ba5e-20ba5e608752@a37g2000pre.googlegroups.com...
>
> >>> oddio il MANIFESTO! che merda leggi?
> >> L'unica merda che ha un corrispondente in Giappone....

>
> > Aggiungerei che tra le merde è l'unico da cui si può trarre qualche
> > informazione,

>
> A volersi accontentare andrebbe anche bene. Il fatto e' che con il
> raccontare che e' l'unica informazione disponibile si finisce per
> crederci...


Innanzitutto mi scuso per il ritardo.

Ci tengo a precisare che il mio intervento non era rivolto
esclusivamente alle informazioni sul Giappone, ma un discorso più in
generale.
Detto ciò hai sicuramente ragione, il Manifesto non è sicuramente
l'unica fonte di informazione sul Giappone, e sicuramente nemmeno una
delle migliori visto che nonostante il corrispondente fisso a Tokyo
gli articoli sul paese del sol levante mi paiono piuttosto sporadici,
ma passami anche una distinzione lieve, ma non troppo, sull'importanza
della diffusione di un media.
Personalmente penso che nell'analizzare la bontà di una informazione
si debba considerare anche i lettori che quella informazione
l'andranno a leggere. Nel caso delle informazioni sul Giappone
sicuramente ce ne saranno molte di migliori, di sicuro quelle da te
citate, per l'italiano, e anche per l'inglese, e scommetterei che si
possono trarre informazioni ancora migliori e più dettagliate dai
quotidiani giapponesi, e ovviamente sempre più approfondite più si
scende nello specifico e quindi un analisi economica in un saggio di
un economista giapponese che è tutti i giorni a contatto con questa
società e la studia sarà ancora migliore.
Ma converrai con me che più si procede per questa strada e più un
approfondimento del genere richiede delle conoscenze, linguistiche e
non che lo rendono elitario, da mio nonno ultraottantenne che guarda
il telegiornale si passa ad un lettore abituale di un quotidiano a uno
che ha una buona conoscenza della lingua inglese, poi al giapponese, e
così via.

Parlando del Manifesto non è sicuramente un giornale "neutro" (ma
esiste poi la neutralità?), e di certo non lo sono nemmeno io (penso
sia sia capito), ma mettendo da parte le posizioni politiche e
cercando di dare un giudizio il più oggettivo possibile,
confrontandolo con altre testate di posizioni centriste mi ha dato
l'impressione di trattare i temi che affronta in modo più approfondito
e di cercare di fornire un analisi dei fatti di cui parla, dandone
così un idea più ampia e esauriente. Il fatto che sia un "quotidiano
comunista" è lo scoglio da superare, e se qualcuno non ci riesce lo
capisco bene, in fondo nemmeno io sono mai riuscito a leggere
quotidiani di estrema destra, nonostante io abbia un idea quasi
circolare della politica in opposizione a quella lineare che sembra
vada per la maggiore. Non a caso la Lega ha ottenuto i voti che prima
prendeva Rifondazione facendo campagna elettorale nelle fabbriche.

Mi scuso per la lungaggine che mio malgrado mi caratterzza e ringrazio
per i link.
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Old 25-11-08, 02:12 PM
ROB \(Senza Numero\)
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO

"Nipponponpico" <valeriorcc@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:06327769-97b7-4109-9b8f-18ecc4363674@r37g2000prr.googlegroups.com...

> Personalmente penso che nell'analizzare la bontà di una informazione
> si debba considerare anche i lettori che quella informazione
> l'andranno a leggere.


In questo caso specifico, con Paolo Akuma Tetsu penso che dovremmo
utilizzare dei Manga o tantomeno qualcosa con molti disegni per rendere
comprensibile dei concetti.... ^__^

> Parlando del Manifesto non è sicuramente un giornale "neutro"


Non ho mai pensato che Il Manifesto o meglio Pio D'Emilia sia la verita'
assoluta sul Giappone. Semplicente, e' un inviato di un quotidiano che ha
una profonda consocenza del Giappone, che lo vive quotidianamente e che lo
racconta alla sua maniera.
Tutto cio' non vieta che altri che la pensano in maniera differente possano
raccontarlo alla propria maniera. Utilizzando esperienze personali, racconti
di amici (o di cugini) ed allo stesso tempo utilizzando i testi e le fonti
da essi preferiti.
Pero' e' molto piu' semplice dire che D'Emilia e' un comunista e quindi
spara cazzate a raffica sul Giappone. Leggete questi altri che sono meglio.

Saluti
Rob (senza numero)

--
I politici sono come i pannolini. Bisogna cambiarli spesso e sempre per lo
stesso motivo. (Gregory Benford, Il divoratore di mondi)

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Old 25-11-08, 10:03 PM
akuma_tetsu
 
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Default Re: L'idraulico NIPPONICO

"ROB (Senza Numero)" <jsgnaptogli@togliancoratiscali.it> ha scritto nel
messaggio news:aRSWk.38133$8%.32020@tornado.fastwebnet.it...

> In questo caso specifico, con Paolo Akuma Tetsu penso che dovremmo
> utilizzare dei Manga o tantomeno qualcosa con molti disegni per rendere
> comprensibile dei concetti.... ^__^


A me va bene tutto non ho preconcetti che mi obblighino a scartare e/o
preferire "questo" e non "quello".

Aggiungerei pero': speriamo solo che il filtro regga!! (per ora lavora poco
e male...)

> Non ho mai pensato che Il Manifesto o meglio Pio D'Emilia sia la verita'
> assoluta sul Giappone.


E tra tutte le verita' sul Giappone che posto occuperebbe?

> Semplicente, e' un inviato di un quotidiano che ha una profonda
> consocenza del Giappone, che lo vive quotidianamente e che lo racconta
> alla sua maniera.


Ma piu' di tutto questo (tutto discutibilissimo per altro dire...) e' lei a
preferire questi ad altri.

> Tutto cio' non vieta che altri che la pensano in maniera differente
> possano raccontarlo alla propria maniera. Utilizzando esperienze
> personali, racconti di amici (o di cugini) ed allo stesso tempo
> utilizzando i testi e le fonti da essi preferiti.


Tutto questo sarebbe possibile se per ICOG non esistessero dei "pregressi"
che complicassero, di non poco, la situaizone.

> Pero' e' molto piu' semplice dire che D'Emilia e' un comunista e quindi
> spara cazzate a raffica sul Giappone. Leggete questi altri che sono
> meglio.


Magari non proprio "a raffica" ma di certo avere una visione di parte
("non-neutra") non aiuta per non dire altro (vedasi il caso Toni Negri ad
esempio...) a fare "corretta informazione". A proposito di corretta
informazione, giorni addietro sono stato ripreso da un partecipante al
gruppo di discussione perche', a dir suo, non facevo "corretta informazione"
in ICOG, dico io!! Invece pare che il Manifesto sia esente da queste
richieste eppure loro sono giornalisti a loro si dovrebbe demandare il
compito di fare "corretta informazione"... misteri di ICOG!!
Stupore? Non dovreste averne se conosceste la storia di questo gruppo di
discussione...

--
"Il kill file e' un'ottima contromisura per certe sciocchezze tuttavia, mi
rendo conto che a volte chiunque possa scrivere cose interessanti." Jacko
Kahn - 28 feb 2003 - ICOG


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