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Old 28-11-08, 09:49 AM
endogenesi
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

Il giorno Fri, 28 Nov 2008 00:24:58 -0800 (PST), Phillip
<phillip.ernest@utoronto.ca> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

----------omissis--------
> Dopo le prime notizie dell'attacco di
>ieri, molti pensavano che un gruppo terrorista indiana sarebbe
>rivelatosi responsabile, e lo pensavano perche' gli attacchi recenti
>in altre citta' erano fatti da tali gruppi. Perche' la
>radicalizzazione della comunita' va crescendo da giorno in giorno ora:
>l'India e' assediata ora sia da Pakistan sia dai radicali islamicisti
>nati in India stessa.


E' vero: anche l'India è un bel focolaio...

Claudio Pipitone

__________________________
Autore di *Endogenesi*
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Old 28-11-08, 10:03 AM
Phillip Ernest
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

endogenesi ha scritto:

> Si tratterebbe dunque di intransigenza ed intolleranza religiosa
> geograficamente localizzata che, unita alla povertà ed all'ignoranza
> si presta a facili manipolazioni verso la violenza da parte della
> demagogia politica.


Ben detto.

> Ecco perchè il mondo intero non ha fatto una piega dal punto di vista
> di una possibile ripercussione su scala economica ed anche oggi i
> mercati economici sono ben intonati all'insegna dell'ottimismo: si
> ritiene sia una "questione privata" fra India e Pakistan...


Certo cosi' stanno pensando, ma purtroppo i vari fanaticismi che trovano
sicurezza in Pakistan non sono tanto distinti e separati. Essenzialmente
questi psicopatici volgiono uccidere tutti e qualunque, primo i
non-musulmani, poi l'una setta islamica l'altra, come succede in paesi
dove tutti i non-musulmani furono uccisi secoli fa.


--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse@newsland.it


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Old 29-11-08, 10:08 AM
Phillip Ernest
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

endogenesi ha scritto:

> Allora forse questo non è lo stesso terrorismo ideologico che si rifà
> a Bin Laden & C., ma è di tipo "politico-religioso"...


Non c'e' una chiara distinzione tra l'aspetto politico e quello religioso
dell'Islam e le altre religioni abramiche. E' in gran parte per questo
che la societa' indu' fino dal primo incontro non ha trovato un
atteggiamento molto effettivo contro la minaccia islamica.




--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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Old 30-11-08, 08:18 PM
PemaDawa
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

Segnalo questo articolo intervento di Federico Rampini, postato nel suo
blog...

L'India siamo noi?
E' sconcertante notare quanti commenti italiani analizzino "l'undici
settembre di Mumbai" come un attacco contro l'Occidente. I morti stranieri
sono 27 su 195, la stragrande maggioranza delle vittime sono indiani: tra
questi figurano il capo dell'antiterrorismo e altri superpoliziotti; decine
di poveracci massacrati alla stazione di Mumbai; personale medico e malati
in due ospedali. Due anni fa Mumbai fu teatro di una strage di dimensioni
analoghe, 180 morti, tutti indiani. Negli ultimi quattro anni il terrorismo,
prevalentemente di matrice islamico-fondamentalista, ha fatto piu` vittime
in India che in Iraq. Ma secondo alcuni opinionisti italiani sembra che
contino solo i morti col passaporto americano, inglese, italiano,
israeliano. Qualcuno ha sostenuto perfino che tutta questa spettacolare
aggressione terroristica sarebbe un "messaggio a Obama". E' una
dimostrazione di quanto siamo ancora incapaci di accettare che non siamo
piu` noi il centro dell'universo. Molto prima dell'America, l'India e` stata
per decenni un terreno di scontro decisivo non solo fra l'Islam e l'induismo
ma soprattutto fra la democrazia laica e tutti gli integralismi liberticidi.
Continuare a leggere questi avvenimenti come se fossimo noi l'ombelico del
mondo, ci impedisce di capire quanto la tenuta dell'India stessa sia
cruciale per i futuri equilibri mondiali.






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Old 01-12-08, 09:10 AM
Phillip
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

On 1 Dic, 00:18, "PemaDawa" <nos...@nospam.it> wrote:
> Segnalo questo articolo intervento di Federico Rampini, postato nel suo
> blog...


Lui chi sarebbe? (Una domanda ingenua.)

Due anni fa Mumbai fu teatro di una strage di dimensioni
> analoghe, 180 morti, tutti indiani.


La gente e' giustamente incollerita oramai a causa dell'inazione
dell'NDA contro il terrorismo. Ce ne sara' un costo da pagare quando
le elezioni succederanno fra sei mesi.


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Old 01-12-08, 10:27 AM
endogenesi
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

Il giorno Sun, 30 Nov 2008 19:18:15 GMT, "PemaDawa" <nospam@nospam.it>
ha scritto sul newsgroup it.cultura.orientale:

-------omissis------
>Continuare a leggere questi avvenimenti come se fossimo noi l'ombelico del
>mondo, ci impedisce di capire quanto la tenuta dell'India stessa sia
>cruciale per i futuri equilibri mondiali.


A prescindere da ogni altra considerazione di tipo religioso e
politico, IMVHO l'ombelico del mondo è stato definito e legittimato
dall'indiscussa storica impennata della capacità produttiva nella
società occidentale della "rivoluzione industriale" del secolo scorso,
sostenuta da un progresso scientifico, tecnico e tecnologico che in
tale periodo si è sviluppato ad una velocità senza precedenti nella
storia dell'uomo.

Questa impennata di capacità produttiva quantitativa e qualitativa ha
avuto il merito di debellare condizioni di povertà che erano
largamente diffuse nella società pre-industriale e pre-consumistica
generando in occidente un ampio strato sociale con diffuso discreto
benessere economico e miglioramento della qualità della vita, che ha
fatto la differenza con il resto del mondo ancora rimasto ad una
condizione sociale di qualità materiale della vita decisamente
inferiore.

Questa situazione ha generato il differenziale di potere contrattuale
che inevitabilmente si sposa alla forza economica congiunta alla forza
militare, entrambe conseguenti al differenziale di capacità produttiva
qualitativa e quantitativa di questa parte dell'occidente che
inevitabilmente è venuta a costituire "l'ombelico del mondo", essendo
dotata della capacità di fare e quindi di prendere le decisioni sul
cosa e come fare e quindi determinare le situazioni.

Di ciò si è oramai reso pragmaticamente conto il resto del mondo che
si sta lanciando al recupero delle proprie posizioni sposando in modo
del tutto empirico e pragmatico il modello produttivo ed economico
occidentale, rifiutando però l'ideologia del capitalismo e della
democrazia e restando fortemente legato al proprio retaggio ideologico
in campo politico e religioso.

Queste società oggi lanciate nel "recupero" di tempo e posizioni,
ricalcano sostanzialmente gli stessi identici comportamenti
espansionistici che già ebbe l'Europa nel secolo scorso dapprima al
suo interno, poi nel nuovo mondo ed infine nel medio oriente ed in
oriente, quando colonizzava gli altri popoli a suon della propria
forza militare sostenuta dalla forza economica attraverso le quali
esportare la propria ideologia politica (la democrazia) e religiosa
(il cristianesimo) nel mondo.

Solamente che questo recupero lo stanno facendo secondo un percorso
inverso, secondo me, non potendo fare altrimenti: infatti mentre la
civiltà Europea ha condotto il proprio espansionismo religioso e
politico sulla base della propria supremazia militare ed economica
conseguente alla propria capacità produttiva, i paesi che ora si sono
lanciati al recupero delle proprie posizioni, partono da una
situazione militare ed economica molto debole, nonostante gli sforzi e
le velleità dimostrate nel rincorrere l'armamento nucleare e lo
sviluppo economico ed industriale.

L'unica forza quindi a cui possono fare appello ed in nome della quale
possono sperare in qualche modo di sovvertire la loro posizione di
subordinazione rispetto "all'ombelico del mondo", è quella della loro
radice religiosa che inevitabilmente viene sollecitata nella sua parte
più intransigente per riuscire ad evocare tutta la forza possibile
attraverso tutta la durezza che è possibile ricavare dalla religione
che per antonomasia significa assolutismo ed intransigenza
esistenziale.

Il terrorismo è dunque in questo caso lo strumento di guerra "povero"
che questa parte del mondo può permettersi per condurre la propria
guerra di rivendicazione della propria autonomia rispetto
"all'ombelico del mondo" ed anche la propria guerra espansionistica
della propria cultura e religione, della propria civiltà che non si
riconosce nella civiltà cristiana dell'era cristiana e del calendario
cristiano, dominanti ed imperanti "nell'ombelico del mondo" che
continua a cavalcare il proprio espansionismo ormai da tempo avvolto
nel guanto di velluto della forza e della potenza dell'espansione
economica, ma che non disdegna di quando in quando di sfoderare la
propria potenza e supremazia militare per mantenere "in pace" lo
status quo del proprio espansionismo economico, politico e religioso
attraverso le proprie "missioni di pace nel mondo".

Sì, mi pare che a questo punto non vi sia proprio nulla di nuovo sotto
il sole...

Claudio Pipitone

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Autore di *Endogenesi*
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Old 03-12-08, 03:33 PM
Phillip
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

On 1 Dic, 14:27, endogenesi <endogen...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:

> Il terrorismo è dunque in questo caso lo strumento di guerra "povero"
> che questa parte del mondo può permettersi per condurre la propria
> guerra di rivendicazione della propria autonomia rispetto
> "all'ombelico del mondo" ed anche la propria guerra espansionistica
> della propria cultura e religione,


Ma questo sarebbe vero solo della civilta' islamica. Non e' nel mondo
moderno un gran paese piu' povero dell'India, ma la maggioranza indu'
non e' mai stata veramente ispirata da un'idea di una guerra religiosa
contro l'occidente. Si' si', lo Swami Vivekananda, lo Shri Aravinda,
il Gandhi, e tanti altri, hanno parlato di una superiorita culturale
dell'India, anche, nel caso dello Swami, di una campagna di propaganda
e conversione contro l'ovest materialista. Ma non e' stata nascita
mai un jihad hindu contro l'ovest, alle cui mani questo paese ha
sofferto non meno danno che gli altri paesi orientali.
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Old 03-12-08, 03:41 PM
Phillip
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

Continuando:

Anche la difesa di se' della societa' indu' dalla violenza islamica
durante i secoli non ha mai trovato nella propria religione un'idea
tanto potente politicamente quanto l'idea islamica essenziale del
jihad. Il vero semplice e' che le religioni indiane autoctone hanno
un elemento politico molto debole e secondario, mentre quello
dell'Islam e' ben primario e centrale. Questo e' stata la cagione la
piu' significante del fallito delle armi degli stati e la societa'
indu' contro gli assalti di invasori e tiranni musulmani.
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Old 04-12-08, 10:58 AM
endogenesi
 
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Default Re: terrore oggi a Mumbai

Il giorno Wed, 3 Dec 2008 06:33:06 -0800 (PST), Phillip
<phillip.ernest@utoronto.ca> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

>On 1 Dic, 14:27, endogenesi <endogen...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:
>
>> Il terrorismo è dunque in questo caso lo strumento di guerra "povero"
>> che questa parte del mondo può permettersi per condurre la propria
>> guerra di rivendicazione della propria autonomia rispetto
>> "all'ombelico del mondo" ed anche la propria guerra espansionistica
>> della propria cultura e religione,

>
>Ma questo sarebbe vero solo della civilta' islamica. Non e' nel mondo
>moderno un gran paese piu' povero dell'India, ma la maggioranza indu'
>non e' mai stata veramente ispirata da un'idea di una guerra religiosa
>contro l'occidente. Si' si', lo Swami Vivekananda, lo Shri Aravinda,
>il Gandhi, e tanti altri, hanno parlato di una superiorita culturale
>dell'India, anche, nel caso dello Swami, di una campagna di propaganda
>e conversione contro l'ovest materialista. Ma non e' stata nascita
>mai un jihad hindu contro l'ovest, alle cui mani questo paese ha
>sofferto non meno danno che gli altri paesi orientali.


D'accordo, Philip, la matrice islamica è effettivamente prevalente in
questo momento storico, probabilmente perchè stanno venendo al pettine
i nodi di decenni di malsani rapporti fra il mondo occidentale avido
del petrolio che sta nel sottosuolo dei paesi islamici ed i paesi
islamici stessi che hanno vissuto questi rapporti commerciali con
l'occidente anche sotto forma di ingerenza nella loro sfera culturale,
politica ed in modo surrettizio anche religiosa...

Il culmine di questo stato di cose si è visto chiaramente con
l'abbattimento del regime di Saddam Hussein, epilogo di questa serie
di condizionamenti: è stato in occasione di questo evento che è
avvenuta la svolta decisiva ed epocale che ha portato ad un
"sentiment"di non ulteriore disponibilità di questi paesi verso il
mondo occidentale.

Si è visto benissimo, in modo lapalissiano anche nelle cronache
televisive, che nell'occasione della "liberazione" dell'Iraq, quando i
militari americani erano appena entrati in Bagdad, i sacerdoti
islamici immediatamente ed in modo unanime e corale presero ad
istigare il popolo contro i militari americani e gli U.S.A. dipingendo
fin da subito le forze occidentali ed americane di liberazione dal
regime di Saddam come forze di "invasione", salendo su pulpiti anche
improvvisati, talvolta solo su dei cumuli di macerie per strada,
arringando il popolo che non sapeva ancora verso quale opinione
orientarsi, ancor prima che i militari iniziassero ad assumere il
controllo del territorio.

IMVHO è stata fin troppo palese l'intenzione del clero islamico, che
sappiamo avere fortissima vocazione alla formazione di stati etici, di
approfittare della liberazione dell'Iraq per riappropriarsi non solo
di quel territorio, ma per avviare da quel territorio e da
quell'evento un processo più generale di riconversione dei rapporti
fra i popoli islamici con gli occidentali e gli americani.

Non per nulla l'Iraq fu una delle due sedi principali del focolaio del
terrorismo islamico, che si è congiunto nei fatti e negli intenti
all'Afganistan.

Sono d'accordo quindi con te, Philip, sull'attuale prevalenza della
matrice islamica per quanto concerne il terrorismo internazionale.

Purtroppo però sappiamo che laddove esistono situazioni di eccessiva
ingerenza nelle politiche locali e nazionali, prima o poi si manifesta
la rivolta armata di coloro che, a causa della condizione di povertà
della loro economia conseguente alla loro povera capacità produttiva,
sono succubi di politiche straniere.

Lo stesso fenomeno avviene anche per popoli succubi di governati che
li costringono alla povertà a causa delle loro incapacità di governare
per il benessere del loro popolo congiunte alle loro arroganze di
potere, però per queste situazioni le responsabilità sono tutte
interne alle rispettive nazioni mentre in tutti i casi di ingerenze
dall'esterno le responsabilità sono di chi esercita tali influenze per
il proprio interesse e tornaconto: prima o poi arriva sempre il conto
da pagare per questo tornaconto ricavato speculando sulle situazioni
locali.

Ma per tornare all'India, IMVHO esiste in quel paese una combinazione
di effetti di eccessiva ingerenza straniera già subita negli anni
passati da parte inglese e comunque occidentale, a cui va sommata una
strisciante situazione di insoddisfazione verso il modo con cui è
gestito il paese ancora fortemente e forse eccessivamente condizionato
nella propria sfera culturale e religiosa dai rapporti economici che
necessariamente l'India intrattiene con il mondo occidentale che è
comunque portatore di un certo benessere economico e produttivo che
l'India di per sè stessa non sarebbe stata capace di sviluppare senza
questa influenza dei rapporti commerciali con l'occidente.

Lo stesso vale per il Tibet, che si trova oggi nella situazione in cui
si trovava l'India quando era sotto la dominazione inglese e che prima
o poi dovrà ricalcare passi analoghi...

Perciò non illudiamoci: il terrorismo di matrice culturale, politica e
religiosa islamica è ormai attuale, ma rischiamo di far diventare
attuali prima o poi anche altre matrici religiose, politiche e
culturali, se la cosiddetta "civiltà occidentale" non si libera un pò
della sua supponenza derivante dalla convinzione di rappresentare il
miglior modello di matrice culturale, politica e religiosa, l'unico
degno di essere imitato e quindi si autolegittimi alla sua
esportazione nel mondo.

Ma IMVHO non illudiamoci neppure che il mondo cessi di evolversi (e
tutto sommato di migliorarsi) attraverso la spirale del continuo
susseguirsi di serie di crisi successive dei propri temporanei
equilibri che sboccano nel superamento dei propri errori
comportamentali dovuti alla vocazione espansionistica della natura
del'uomo stesso, così come tutto sommato è sempre accaduto: la storia
ci insegna che questi errori sono persino in parte salutari ed alla
fin fine migliorativi degli status quo che man mano si vengono a
determinare, così come le situazioni dei popoli sono migliorate
attraverso i vari imperi del passato (da carlo Magno all'impero Romano
e persino dai tentati imperi come il terzo reich, tanto per guardare
in occidente ed in casa nostra...) e le loro cadute o disfatte, perchè
come dice il saggio motto popolare "non tutto il male vien per
nuocere" e purtroppo questo è il destino dell'uomo, quello di imparare
e di crescere attraverso i propri errori...

Claudio Pipitone

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Old 04-12-08, 11:41 AM
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Il giorno Wed, 3 Dec 2008 06:41:16 -0800 (PST), Phillip
<phillip.ernest@utoronto.ca> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

>Continuando:
>
>Anche la difesa di se' della societa' indu' dalla violenza islamica
>durante i secoli non ha mai trovato nella propria religione un'idea
>tanto potente politicamente quanto l'idea islamica essenziale del
>jihad. Il vero semplice e' che le religioni indiane autoctone hanno
>un elemento politico molto debole e secondario, mentre quello
>dell'Islam e' ben primario e centrale. Questo e' stata la cagione la
>piu' significante del fallito delle armi degli stati e la societa'
>indu' contro gli assalti di invasori e tiranni musulmani.


Condordo: nella risposta al tuo precedente messaggio ho fatto anch'io
considerazioni analoghe.

Ho l'impressione, però che il focolaio indiano sia solamente più
ovattato di quello islamico che, invece, è ormai già sbottato su basi
molto più rozze e direi anche più povere nonostante la ricchezza dei
paesi islamici per effetto dei proventi del petrolio.

I volontari che si fanno esplodere denotano infatti in modo
lapalissiano questa stridente stonatura di rozzezza e povertà di
espressione armata in un contesto di immane ricchezza ed enorme
disponibilità economica dei paesi islamici mediorientali in cui si
collocano o da cui prendono le mosse questi eventi ed in un contesto
in cui la jihad che ispira il movimento terroristico si radica in
stati etici, in cui lo stato stesso è padrino e gestore dell'istanza
religiosa di cui la jihad è espressione e manifestazione...

Nell'India il focolaio è per certi aspetti molto più insidioso, in
quanto se dall'economia indiana non sono reperibili immense ricchezze
e disponibilità economiche per sostenere un'eventuale ribellione
armata all'attuale "status quo", con il raggiungimento di un più
elevato progresso scientifico e capacità produttiva dei paesi islamici
mediorientali, l'India dispone già oggi di una attuale capacità di
dispiegare un armamento nucleare, mentre in Medioriente esistono al
momento solamente gli infruttuosi tentativi dell'Iran di dotarsi di
una capacità produttiva in campo dell'energia nucleare, con poche
prospettive di arrivare nell'immediato ed anche ben breve termine
nella disponibilità di un armamento nucleare.

IMVHO esiste una sorta di perverso bilanciamento di capacità
potenziali e capacità già in atto, che contraddistinguono i due
diversi focolai: il terrorismo islamico mediorientale ha strumenti di
guerra rozzi e poveri, ma è in una fase di estrema virulenza e di
svolgimento di azione tattica, mentre il focolaio indiano che al
momento brucia sotto la cenere di brace non appariscente ed è in una
fase di torpore, già oggi dispone di strumenti di guerra sofisticati
ed evoluti, capaci di svolgere già una possibile eventuale azione di
guerra fredda di deterrenza.

Guerra calda da una parte, al momento ancora povera e rozza ma
suscettibile di evolvere in strumenti di guerra sofisticati ed
all'avanguardia a causa delle enormi ricchezze potenzialmente
disponibili negli stati etici mediorientali per innalzare il livello
qualitativo della jihad islamica; guerra fredda dall'altra parte,
ancora condotta solamente sul piano della deterrenza e/o sporadiche
azioni isolate di insofferenza politica da parte di gruppi ancora non
appariscenti e non agenti in modo sistematico e continuo.

Intanto il focolaio in Tibet continua a comprimersi come una molla
sotto pressione esterna...

Fortunatamente è OT estendere il discorso agli altri innumerevoli
focolai presenti nel mondo, dall'Africa all'Asia, dall'America Latina
alla Corea, altrimenti le tinte del discorso si farebbero ancora più
fosche: ci tocca quindi accontentarci del detto "non tutto il male
vien per nuocere" cercando di tenere gli occhi bene aperti perchè la
parte che nuoce non tocchi proprio a noi.

Ma i nostri governanti avranno poi gli occhi proprio ben aperti o
continuano a rimestolare nei loro interessi immediati? Questa è
purtroppo l'amletica domanda...

Claudio Pipitone

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