Sul ng non moderato s'è discusso di Togliatti a partire, tra l'altro,
dal seguente articolo di Libero:
http://tinyurl.com/4j7l9t che contiene
alcune palesi inesattezze (non dico falsità solo per carità di patria).
La strategia con cui è costruita la finta notizia è già stata
diagnosticata felicemente da Giovanni De Luna: si tratta di "un
artificio retorico" consistente "nell'inseguire il "nuovo", fatto,
documento, ipotesi interpretativa", "che affida esclusivamente alla
ripetitività e alla serialità delle "novità" il suo appeal
giornalistico" (De Luna, La passione e la ragione, La Nuova Italia,
Milano, 2001, pag. 86). E anche la consapevolezza di poter giocare
sull'ignoranza e la credulità ideologica del lettore di certo ha il suo
peso, aggiungerei io. Questo il passaggio cruciale: "Secondo quanto
dichiarato in seguito da Jesús Hernández Tomás, all'epoca ministro della
Pubblica Istruzione, pare si debba proprio a Togliatti il suggerimento o
la decisione di eliminare Nin, cosa che Orlov e il suo aiutante Vittorio
Vidali - noto in Spagna come Carlos Contreras e Comandante Carlos -
accolsero senza remore." Ora, gli elementi su cui bisogna riflettere
sono due: il primo è che, a parte la diffidenza degli storici verso
questo genere di testimonianze da guerra fredda (in particolare riguardo
quella di Hernández, vd. Ranzato, L'eclissi della democrazia, Bollati
Boringhieri, Torino, 2004, p. 466), la testimonianza di Hernández risale
al 1953, quindi non si tratta esattamente di un ovetto fresco di
giornata; la seconda è che né Hernández né i due "storici" (Barò non è
precisamente uno storico, ma lasciamo andare) spagnoli affermano quanto
l'articolista di Libero pretende di far dire loro. Ecco le parole di
Vidal:
http://tinyurl.com/49nwba. Si tratta semplicemente di un
riassunto della testimonianza di Hernández, che è stata tradotta in
italiano e riportata da Renato Mieli nel suo libro Togliatti 1937 (io
citerò dall'edizione, inalterata, dell'88 ma la prima edizione risale al
1964: altro scoop non proprio freschissimo). Nota bene che Hernádez
afferma di non aver saputo niente di piani relativi alla "liquidazione"
di Nin prima della sua scomparsa. Ecco le parti rilevanti: "Gli promisi
[a Negrin che aveva convocato Hernández protestando per la sparizione di
Nin] di appurare se vi era qualche cosa di certo sulla detenzione di Nin
e d'informarlo immediatamente. Mi recai subito dopo nella sede del
partito. Nell'ufficio di Diaz, sempre ammalato, vi ritrovai Codovilla e
Togliatti. I loro volti si oscurarono quando riferii la mia
conversazione con Negrin. Erano sinceri o recitavano la commedia?
Codovilla supponeva che i compagni del "servizio speciale" avessero
trattenuto Nin per interrogarlo o per effettuare alcune formalità prima
di consegnarlo alle autorità. Togliatti, impenetrabile, non diceva
nulla. Poiché insistevo sul fatto che avremmo dovuto sapere qualche cosa
di preciso prima della riunione del consiglio dei ministri, egli aprì
bocca solo per dire che non avremmo dovuto prendere la cosa sul tragico,
perché i "compagni" del servizio sapevano quello che facevano, non erano
dei principianti ma anzitutto degli uomini politici. Promise di
informarsi presso l'ambasciata e ci lasciò subito per recarvisi.
L'ambasciata sovietica si trovava a pochi minuti dalla piazza della
Congregación. Decisi di aspettare. Codovilla ed io rimanemmo in
silenzio. Ognuno di noi aveva le sue ragioni per essere preoccupato. Io
avevo i peggiori presentimenti. Andrés Nin interessava troppo la GPU.
[...: profilo di Nin, ragioni per cui la GPU poteva volersene sbarazzare].
Togliatti tornò dall'ambasciata senza notizie. Non si sapeva nulla
dell'arresto di Nin. Andai sulle furie e dissi che non avrei partecipato
al consiglio dei ministri: non volevo servire da paravento ad Orlov e ai
suoi sbirri in una faccenda così losca. Ma egli insistette:
"Non mostrarsi in faccia, rifiutare il dibattito, sarebbe molto
maldestro; eludete il caso Nin e affermate di essere in grado di
dimostrare che i dirigenti del partito operaio d'unità marxista erano in
contatto con il nemico. Aprite il dibattito sulla esistenza di
un'organizzazione di spionaggio. Noi dimostreremo che tale
organizzazione esiste effettivamente e non sarà più uno scandalo il
fatto di aver arrestato Nin. Se si ripresentasse sarebbe accusato di
tradimento."
Era facile dedurre da questa spiegazione che Togliatti conosceva già
tutta la macchinazione di Orlov e che la sua visita all'ambasciata non
era stata inutile. Nin era stato sequestrato e lo avrebbero restituito
quando l'affaire sarebbe diventato ufficiale. I miei timori si
dissiparono. E sebbene il piano di Togliatti mi paresse alquanto
tenebroso, mi preparai ad attuarlo nella riunione ministeriale. "Dopo
tutto" mi dicevo "i giudici s'incaricheranno di verificare se c'è
qualche cosa di vero o no nelle accuse della GPU". [...]
Il giorno successivo alla morte di Andrés Nin la compagna X di cui ho
già parlato m'informò che aveva trasmesso a Mosca il seguente messaggio:
"Affare A. N. regolato secondo il procedimento A."
Le iniziali coincidevano con quelle di Andrés Nin. Che cos'era il
procedimento A? Secondo il codice della delegazione societica [sic] A
significava morte. Se Nin non fosse stato "liquidato", la delegazione
(Togliatti, Stepanov, Codovilla, Gheroe) avrebbero trasmesso un
messaggio qualsiasi senza parlare di "affare regolato"."
Fine della testimonianza di H. (R. Mieli, Togliatti 1937, Rizzoli,
Milano, 1988, pagg. 313-321) per quanto riguarda il coinvolgimento di
Togliatti nell'affaire Nin. Deus noscit dov'è che viene detto che
Togliatti sarebbe stato l'occulto suggeritore di Orlov. Naturalmente
esiste anche la testimonianza di Orlov resa davanti al Senato americano
relativamente alla sua amicizia con Togliatti, che però (a parte le
summenzionate riserve sull'affidabilità delle testimonianze dei
transfughi in piena guerra fredda) altrettanto evidentemente non
contiene nulla specificamente in relazione all'affaire Nin. Queste le
conclusioni sulla base delle fonti note allora tratte da un commentatore
non certo filotogliattiano come Renato Mieli (ivi, pagg. 141-3):
"Secondo la versione di Hernández, Togliatti, che come rappresentante
del Comintern aveva maggiore autorità per essere ascoltato dai
sovietici, da lui informato dell'incidente, dopo aver raccomandato ai
dirigenti del partito comunista spagnolo la calma, dicendo che gli
uomini del "servizio segreto" sapevano quello che facevano, aveva
promesso di chiedere subito spiegazioni all'ambasciata dell'URSS, che si
trovava nelle vicinanze. Ma, tornato da quella visita senza esito
positivo, aveva riferito che neppure lì se ne sapeva nulla e consigliato
ai ministri comunisti nel governo Negrin di passare al contrattacco
sostenendo aver le prove per dimostrare che i dirigenti del partito
operaio di unitù marxista non erano altro che degli agenti al servizio
di Franco. [...] in questa sua confessione [di Hernández] c'è qualcosa di
più [dell'ammissione delle proprie responsabilità]: c'è un'accusa a
Togliatti di avere in un certo senso favorito l'azione criminale della
GPU. A questa accusa non risulta che il segretario del PCI abbia finora
replicato. Non ha smentito, cioè, di aver concorso ad aiutare Orlov in
quelle circostanze che portarono alla scomparsa di Andrés Nin. Per
farlo, dovrebbe sbugiardare lo stesso Orlov, che in una deposizione di
fronte a una commissione di inchiesta del Senato degli Stati Uniti, dove
si era rifugiato dopo aver rotto, anche lui, con il regime staliniano,
aveva esplicitamente dichiarato di essere "molto legato" a Togliatti a
quel tempo.
Comunque, prescindendo di quanto vi poteva essere di plausibile nelle
accuse rivolte contro il partito operaio di unità marxista, [...] risulta
chiaro, nel caso Nin, che Togliatti, pur cercando di non lasciarsi
coinvolgere in quell'operazione delittuosa, che ripeteva in terra di
Spagna la campagna terroristica contro i presunti "nemici del popolo",
scatenata da Stalin nell'URSS, quando si trovò a dover scegliere tra la
complicità e il rischioso rifiuto di prestare la propria collaborazione
ad un'azione criminale, si adagiò, pur con tutte le precauzioni e
attenuazioni possibili, nella prima. Messo alle strette, finì per
concedere, sia pur riluttante, il suo avallo e il suo contributo a
quelle repressioni che, in una certa misura, gli pesano sulla coscienza."
Certo che fa un po' specie confrontare il sobrio anticomunismo di Mieli
con i grotteschi isterismi attuali. Gli è però che la sua ricostruzione
risulta oggi superata da una (una volta tanto!) novità vera, che
consente di confermare quanto da sempre Togliatti ha sostenuto circa la
data del suo arrivo in Spagna, vale a dire il luglio del '37: si tratta
di un documento tratto dagli archivi russi (per la precisione RCCHIDNI
495.74.212, 19-24 e pubblicato da Agosti: vd. Togliatti, UTET, Torino,
2003, pag. 590), vale a dire un rapporto inviato da Togliatti a Mosca
tramite Thorez. L'incipit del rapporto è il seguente: "Arrivé mercredi
matin 14 julliet è l'aéroport de Valance." Ovvero se Nin - come risulta
dalla ricostruzione dei fatti ritenuta oggi più attendibile, vale a dire
quella di Stanley Payne (vi rassicuro subito: neanche lui è sospettabile
di filocomunismo), riportata in Ranzato, op. cit., pag. 458 -- fu ucciso
per ordine di Stalin il 23 giugno 1937, sulla questione di un
coinvolgimento diretto di Togliatti cala una volta per tutte la
saracinesca.
Concludo con un ultimo dettaglio: "Appare chiaro che l'eventuale
ritrovamento del corpo di Nin tra i resti celati in quella fossa da
oltre settant' anni dimostrerebbe la falsità della versione ufficiale
diffusa dal PCE, ancora sostenuta con imbarazzo da certa storiografia."
Bene, volete sapere che cosa dice sulla scomparsa di Nin il più noto
storico italiano comunista (non certo "dissidente" ma organico,
organicissimo)? Eccovi accontentati: "Nella repressione che fa seguito
alla rivolta viene ucciso l'anarchico italiano Camillo Berneri, con il
suo compagno Barbieri. Una fine tragica, particolarmente dolorosa per
l'antifascismo italiano e un'indicazione, anche, dei metodi che la
polizia segreta staliniana introdurrà poi largamente in Spagna. (Verrà
prelevato e scomparirà Andrés Nin, il notissimo dirigente poumista. La
caccia al trockista sarà uno dei capitoli neri della guerra civile
spagnola, che contribuirà non poco ad avvelenare l'atmosfera nel campo
repubblicano). E in nota: "Andrés Nin è arrestato insieme ad altri
dirigenti del POUM il 16 giugno 1937, poi prelevato e tradotto in
segreto in un'altra prigione, torturato e ucciso, dopo che è stato
simulato un suo falso rapimento. La sua scomparsa provoca non soltanto
proteste e indignazione ma una crisi all'interno del governo Negrin.
"Dal punto di vista morale -- ha scritto il Jackson, sempre assai
equilibrato nei suoi giudizi -- il caso Nin fu un tremendo colpo
assestato al prestigio del governo Negrin" (P. Spriano, Storia del PCI,
III, Einaudi, Torino, 1970, pag. 209).
Saluti,
Arturo