Gli ordini di Hitler sullo sterminio degli ebrei
http://www.radioislam.org/islam/ital.../gar/miti3.htm
Nel suo libro La destruction des juifs d'Europe Raul Hilberg, nel 1961,nella
prima edizione, scrisse che vi furono due ordini di sterminio da parte
di Hitler: uno nella primavera del 1941 (aggressione alla Russia) e l'altro
qualche mese più tardi.
Ma nel 1985 "nella seconda edizione, riveduta, tutti i riferimenti agli
ordini o alle decisioni di Hitler relativi alla "soluzione finale" sono
stati sistematicamente soppressi".
Fonte: The Revised Hilberg, "Simon Wiesenthal Annal",III, 1986, p. 294
Nell'edizione del 1961 si leggeva alla pagina 171: "Come si arrivò alla fase
in cui si decretava la morte? Essenzialmente con due decisioni di Hitler. Un
ordine fu dato nella primavera del 1941".
In quali termini sono stati dati questi ordini?
Hilberg: "Secondo il generale Jodl, che scrisse il documento che cito, i
termini furono i seguenti: Hitler ha detto di volere che i commissari
bolscevichi ebrei siano liquidati. Questo è il primo punto [...]. Tale era
il contenuto dell'ordine descritto dal generale Jodl [...]. L'ordine era
orale".
Così: Hilberg ha detto che il generale Jodl aveva detto che Hitler aveva
detto...!
Dalle sue prime diatribe antisemitiche in Mein Kampf Hitler proclama la
volontà di espellere gli ebrei dalla Germania. Terremo in considerazione,
d'ora in avanti, solo i testi tedeschi che usano l'espressione "soluzione
finale", allo scopo di ottenerne una definizione precisa.
Il 24 giugno 1940, dopo la vittoria sulla Francia, Heydrich, in una lettera
a Ribbentrop, ministro delle finanze, parla di "una soluzione finale
territoriale" (eine territoriale Endlösung).
Fonte: Gerald Flemming, Hitler und die Endlösung,
Wiesbaden-Monaco, 1982, p. 56
L'ipotesi è di creare fuori dall'Europa una "riserva" ebraica e Rib-bentrop
suggerisce, allora, il "progetto Madagascar".
Nel luglio 1940 il responsabile degli affari ebraici, Franz Rademacher,
riassume così questa direttiva: "Tutti gli ebrei fuori dall'Europa!"
Fonte: Joseph Billig, La solution finale de la question juive,
Parigi, CDJC, 1977, p. 58
Questa "soluzione finale territoriale" corrispondeva, in effetti, alla nuova
situazione della Germania, che ormai dominava l'Europa: non era più
sufficiente espellere gli ebrei dalla Germania.
Il responsabile del progetto di "soluzione finale" attraverso la
deportazione di tutti gli ebrei europei in Madagascar, Rademacher, fa notare
che la realizzazione richiederà quattro anni e, a proposito della sua
copertura finanziaria, specifica: "La realizzazione della soluzione finale
proposta esige mezzi considerevoli".
Fonte: NG 2586
La lettera di Göring a Heydrich del 31 luglio 1941
Heydrich domanda a Göring: "Nel 1939 mi avete dato ordine di prendere delle
misure concernenti la questione ebraica. Devo adesso estendere il compito,
che allora mi avete assegnato, ai nuovi territori di cui ci siamo
impadroniti in Russia?".
Anche qui niente sull'assassinio degli ebrei. Si tratta solo del loro
trasferimento geografico, che tenga semplicemente conto delle nuove
condizioni (33.9373-9374)[*].
L'unica "soluzione finale" consisteva, dunque, nello svuotare l'Europa dagli
ebrei, allontanandoli sempre di più, fino a che la guerra (supponendone la
vittoria) avesse permesso di sistemarli tutti in un ghetto fuori dall'Europa
(come suggeriva il progetto Madagascar).
L'ipotesi del linguaggio in codice è insostenibile, dal momento che, per ciò
che riguarda gli altri crimini, i documenti esistono e sono chiari:
l'eutanasia, l'ordine di uccidere i commandos britannici, di linciare gli
aviatori americani e di sterminare la popolazione maschile di Stalingrado se
la si fosse occupata. "Per tutti questi crimini i documenti ci sono.
Allora,come mai solo in questo caso non c'è niente, né gli originali degli
ordini
né le copie", né, aggiungiamo, le circolari applicative necessarie?
(33.9375-9376)
"Nel gennaio 1942 Reynhard Heydrich, capo della Gestapo, aveva informato i
dirigenti di Berlino che il Führer aveva deciso l'evacuazione di tutti gli
ebrei verso i territori dell'Est, sostituendo così la deportazione
precedentemente progettata" (34.9544).
In una nota che circolò nel marzo 1942 nell'ufficio di Heydrich i ministri
erano informati del fatto che gli ebrei europei dovevano essere concentrati
all'Est "in attesa di poter essere inviati dopo la guerra in un territorio
lontano, come il Madagascar, che sarebbe diventato la loro sede nazionale"
(34.9545-9546).
____________
[*] I riferimenti ridotti a un numero rinviano al processo di Toronto del
1988, nell'edizione del resoconto curata da Barbara Kulaszka nell'agosto
1992.
Poliakov nota: "fino al suo abbandono, il "Piano Madagascar" fu alle volte
designato dai dirigenti tedeschi sotto il nome di "soluzione finale" della
"questione ebraica"".
Fonte: Léon Poliakov, Le Procès de Jérusalem, Parigi, 1963, p. 152
Per sostenere a tutti costi la tesi dello sterminio fisico è stato
necessario, quindi, trovare un sotterfugio: "Soluzione finale del problema
ebraico fu una delle frasi convenzionali per designare il piano hitleriano
di sterminio degli ebrei europei".
Fonte: Gerald Reitlinger, La solution finale, p. 19
Del resto non c'è alcuna giustificazione per l'ipotesi del linguaggio
codificato, che permetterebbe di far dire ciò che si vuole a qualsiasi
documento.
Ecco due esempi:
Il primo è la lettera di Göring del 31 luglio 1941 (un mese dopo la lettera
di Heydrich sopra citata il significato delle parole sarebbe bruscamente
cambiato!).
Tramite questo scritto Göring completa le sue direttive a Heydrich: "In
aggiunta al compito che vi è stato assegnato col decreto del 24 gennaio
1939, vale a dire ricercare per la questione ebraica, attraverso
l'emigrazione e attraverso l'evacuazione, la soluzione più vantaggiosa
riguardo alle circostanze, vi incarico con la presente, di procedere a tutti
i preparativi necessari [...] per arrivare a una soluzione d'insieme
(Gesamtlösung) della questione ebraica nella zona d'influenza tedesca in
Europa [...]. Vi incarico di sottoporre rapidamente un progetto d'insieme
(Gesamtentwurf) basato sulle misure organizzative e sulle disposizioni
concrete e materiali per realizzare la soluzione finale della questione
ebraica (Endlösung der Judenfrage) alla quale aspiriamo".
Fonti: R. Hilberg, La destruction des juifs d'Europe,
II edizione, Parigi, Fayard, 1988, p. 401;
NG 2586 - EPS 710
È significativo che Reitlinger, citando questa lettera (a p. 108 del suo
libro), sopprima l'inizio riguardante l'emigrazione e l'evacuazione, mentre
essa prescrive proprio il rafforzamento delle misure di espulsione prese nel
momento in cui Hitler dominava solo la Polonia (gennaio 1939) e non ancora
la Francia, mentre nel luglio 1941 controllava tutta l'Europa.
Il significato del testo di Göring è, tuttavia, perfettamente chiaro dai
primi paragrafi: la politica per l'emigrazione e per l'evacuazione degli
ebrei, praticata fino a quel momento in Germania, doveva estendersi ormai,
in ragione delle recenti conquiste, a tutte le regioni poste sotto la
dominazione tedesca in Europa. La "soluzione d'insieme" tiene conto della
nuova situazione. Essa non potrà essere una "soluzione finale" se non dopo
il termine della guerra, quando, in caso di vittoria in Europa (Russia
compresa), un'evacuazione finale in Africa o altrove permetterà, secondo
l'obiettivo costante di Hitler, "di svuotare l'Europa dai suoi ebrei".
Riassumendo, la direttiva di Göring a Heydrich, a meno che non la si voglia
interpretare arbitrariamente in funzione di uno schema preconcetto, non fa
che applicare all'Europa quello che fino ad allora si era potuto applicare
solo alla Germania. Obiettivo senza alcun dubbio disumano e criminale, ma
che non comporta in alcun momento l'idea di "sterminio" attribuitagli dal
procuratore di Norimberga Robert M.W. Kempner, che dichiarò: "Con queste
frasi Heydrich e i suoi collaboratori erano ufficialmente incaricati
dell'assassinio legale [degli ebrei]". Göring, che protestò contro la
traduzione inglese della parola tedesca Gesamtlösung, soluzione d'insieme,
come "soluzione finale" (Endlösung), costrinse il procuratore Jackson ad
ammettere la falsificazione e a ristabilire il vero significato
dell'espressione.
Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., IX, p. 575
Fin dal 24 giugno 1940 Heydrich aveva informato Ribbentrop del suo desiderio
di realizzare al più presto la "soluzione finale". Egli scriveva: "Il
problema globale, rappresentato dall'attuale presenza di circa 3.250.000 di
ebrei nei territori posti sotto sovranità tedesca, non può più essere
risolto con l'emigrazione: una soluzione finale territoriale diviene quindi
necessaria".
Fonte: Documento n. 464 del processo Eichmann a Gerusalemme
In quello stesso periodo Himmler aveva spedito a Hitler una nota che
concludeva: "Spero di vedere la questione ebraica definitivamente risolta,
grazie all'emigrazione di tutti gli ebrei verso l'Africa o in una colonia".
Fonte: "Vierteljahreshefte", 1957, p. 197
Hitler seguì questo suggerimento quando il responsabile dell'ufficio
Deutschland III al ministero degli affari esteri, Rademacher, scrisse in una
lettera ufficiale del 10 febbraio 1942:
"Nel frattempo la guerra contro l'Unione Sovietica ci ha permesso di
disporre di nuovi territori per la soluzione finale. Di conseguenza il
Führer ha deciso di spostare gli ebrei non in Madagascar, ma verso l'Est.
Così non c'è più bisogno di tenere in considerazione il Mada-gascar per la
soluzione finale".
Fonte: Documento NG 3933 del processo della Wilhelmstrasse
Reitlinger The final solution, cit., p. 79
lo interpreta ancora in senso di "fiction" o "mascheramento"
senza darne la minima giustificazione
L'espressione originale è in realtà die Gesamtlösung der Judenfrage o la
soluzione d'insieme sulla quale non si sarebbe più tornati. Ma Göring, che
la impiegò per la prima volta nel primo paragrafo di una lettera datata 31
luglio 1941, con la quale dava a Heydrich l'ordine di prepararla (Trial of
the Major War Criminals, cit., XXVI, PS 710, p. 266), usò nell'ultimo
paragrafo l'espressione die Endlösung der Ju-denfrage e quest'ultima
prevalse, ma con lo stesso senso e non con quello di liquidazione del
problema attraverso l'eliminazione di coloro che ne erano l'oggetto. Colto
in flagrante delitto di traduzione tendenziosa dallo stesso Göring, il
giudice Jackson dovette convenirne a Norimberga il 20 marzo 1946 (op. cit.,
IX, p 552). Ma di questo incidente, che distruggeva tutta una teoria, la
stampa non fece parola.
Il secondo esempio di cambiamento arbitrario del senso delle parole per
giustificare una tesi è quello della conferenza detta di Wannsee tenuta a
Berlino il 20 gennaio 1942.
Dall'inizio della riunione Heydrich ricorda che è stato appena nominato "al
posto di responsabile incaricato della preparazione della soluzione finale
della questione ebraica in Europa (Endlösung der europäischen Judenfrage)".
Egli sarà ormai il responsabile del complesso di misure necessarie alla
soluzione finale della questione ebraica "senza considerazione dei limiti
geografici" (corsivo mio R.G.).
Heydrich riassume in seguito la politica anti-ebraica seguita fino ad
allora:
a) Il raggruppamento degli ebrei fuori dalle sfere vitali del popolo
tedesco.
b ) Il raggruppamento degli ebrei fuori dagli spazi vitali del popolo
tedesco.
Dopo la folgorante avanzata della Reichswehr sul fronte orientale (Unione
Sovietica), Heydrich prende atto di questa nuova situazione: "Con
l'autorizzazione preliminare del Führer, l'emigrazione ha lasciato il posto
a un'altra soluzione possibile: l'evacuzione degli ebrei verso l'Est"
(corsivo mio R.G.).
"Queste azioni non si potrebbero tuttavia considerare che come dei
palliativi, ma le esperienze pratiche già fatte in questo campo sono molto
importanti per la futura soluzione finale della questione ebraica".
Fonte: NG 2586 G
La soluzione finale, in effetti, non poteva essere messa in atto prima della
fine della guerra e questa soluzione fu sempre cercata nella stessa
direzione: l'espulsione di tutti gli ebrei dall'Europa. Fu ciò che disse
espressamente Hitler ad Abetz, ambasciatore a Parigi, comunicandogli che
l'intenzione di evacuare tutti gli ebrei d'Europa dopo il conflitto.
Fonte: Documents on German Foreign Policy 1918-1945,
Serie D, X, p. 484
Il protocollo di Wannsee (20 gennaio 1942)
Il verbale della conferenza di Wannsee recita:
"Nel corso della soluzione finale gli ebrei saranno instradati, sotto
appropriata sorveglianza, verso l'Est, al fine di utilizzare il loro lavoro.
Saranno separati in base al sesso. Quelli in grado di lavorare saranno
condotti in grosse colonne nelle regioni di grandi lavori per costruire
strade, e senza dubbio un grande numero morirà per selezione naturale.
Coloro che resteranno, che certo saranno gli elementi più forti, dovranno
essere trattati di conseguenza, perché rappresentano una selezione naturale,
la cui liberazione dovrà essere considerata come la cellula germinale di un
nuovo sviluppo ebraico (come mostra l'esperienza della storia)" (13.3133).
Irving: "Ho letto i resoconti del processo della Wilhelmstrasse, il secondo
dopo quello di Norimberga. In seguito ve ne sono stati dodici. Nessuno di
essi ha provato che alla conferenza di Wannsee si sia discusso
dell'eliminazione degli ebrei" (33.9372-9373).
Il protocollo di Wannsee è il resoconto di una conferenza alla quale
parteciparono i segretari di Stato amministrativamente interessati alla
soluzione della questione ebraica e i capi dei servizi incaricati della sua
realizzazione. Si tratta di un testo in cui non si parla né di camere a gas
né di sterminio, ma solo di trasferimento degli ebrei nell'Est europeo.
Questo resoconto presenta, d'altra parte, tutte le caratteristiche di un
documento apocrifo, se ci si riferisce alla fotocopia che è stata pubblicata
nel libro di Robert N.W. Kempner, Eichmann und Kom-plizen, Francoforte sul
Meno, Europa Verlag, 1961, pp. 132 s.: nessun timbro, nessuna data, nessuna
firma, caratteri di una normale macchina da scrivere su carta di formato
ridotto, ecc.
In ogni caso non vi si parla di camere a gas.
Nelle versioni francesi che ne sono state date, per esempio, si è tradotta
la frase "die Züruckdrängung der Juden aus dem Lebensraum des deutschen
Volkes" con "l'eliminazione degli ebrei dallo spazio vitale dei tedeschi",
dando, nei commenti, alla parola "eliminazione" il senso di "sterminio",
mentre si tratta di "cacciata degli ebrei fuori dallo spazio vitale del
popolo tedesco". Si è proceduto allo stesso modo nelle traduzioni in inglese
e in russo.
Tuttavia i tedeschi, per esprimere la loro decisione di cacciare gli ebrei
fuori da quello che essi chiamavano il loro spazio vitale, impiegarono più
volentieri altre espressioni con lo stesso senso, come Auschaltung
(esclusione, evizione, eliminazione) o, soprattutto, Aus-rottung
(estirpazione, sradicamento). Quest'ultima parola è stata tradotta con
sterminio che in tedesco si dice invece Vernichtung. Esempio: a Posen il 4
ottobre 1943 Himmler disse agli Obergrup-penführer (generali di divisione
delle Waffen SS): "Ich meine jetz die Judenevakuierung, die Ausrottung des
jüdischen Volkes [...]. Das jüdische Volk wird ausgerotten", ecc. Precisando
il suo pensiero nella frase seguente, egli usò la parola Auschaltung (Trial
of the Major War Criminals, cit., XXIX, PS 1919, p. 145). Letteralmente: "Io
penso ora all'evacuazione degli ebrei, all'estirpazione del popolo ebraico".
Ma nel Dossier Eichmann Billig traduce: "Io intendo, con ciò, l'evacuazione
degli ebrei, lo sterminio del popolo ebraico" (p. 55) e "evacuazione degli
ebrei, vale a dire sterminio" (p. 47).
Altro esempio:
In una nota del 16 dicembre 1941 Rosenberg, a proposito di uno dei suoi
incontri con Hitler (Trial of the Major War Criminals, cit., XXVII, PS 1517,
p. 270) usa l'espressione "Ausrottung des Judentum". Nell'udienza del 17
aprile 1946 l'avvocato generale americano Dodd tradusse "sterminio degli
ebrei" (op. cit., XI, p. 562). Rosenberg protestò invano. Ma, nei discorsi
dei nazisti, l'espressione "Ausrottung des Christentums", che appare spesso,
è tradotta ogni volta con "estirpazione del cristianesimo dalla cultura
tedesca" (cfr "Revue d'Histoire de la seconde guerre mondiale", 1 o ottobre
1958, p. 62). La parola Ausrottung significherebbe sterminio solo quando si
tratta di ebraismo (Judentum) o di popolo ebraico (das jüdische Volk).
La conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, nella quale si è preteso,
durante più di un terzo di secolo, che fosse stata presa la decisione di
"sterminare" gli ebrei europei, sparì a partire dal 1984 anche dalla
letteratura dei più feroci nemici dei "revisionisti". Su questo punto
avevano dovuto anch'essi "revisionare" la loro storia: al congresso di
Stoccarda del maggio 1984 questa "interpretazione" fu abbandonata.
Fonte: Eberhard Jackerl e Jurgen Rohwer,
Der Mord an den Juden im Zweiten Weltkrieg,
(La morte degli ebrei durante la seconda guerra mondiale),
DVA, 1985, p. 67
Nel 1992 Yehuda Bauer ha scritto sul "Canadian Jewish News" del 30 gennaio
che questa interpretazione di Wannsee è "stupida" (silly).
Infine il più recente portavoce degli storici ortodossi, antirevisionisti,
il farmacista Jean-Claude Pressac, conferma questa nuova versione
dell'ortodossia. Egli scrive a pagina 35 del suo libro Les crématoires
d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, Parigi, CNRS, 1993:
"Il 20 dicembre si tenne a Berlino la conferenza di Wannsee: se un'azione
per "ricacciare indietro gli ebrei verso Est fu certo prevista, con
l'evocazione di una eliminazione "naturale" attraverso il lavoro, nessuno
parlò allora di liquidazione industriale. Nei giorni e nelle settimane che
seguirono, la Bauleitung di Auschwitz non ricevette né un richiamo, né un
telegramma né una lettera che reclamassero lo studio di una istallazione
adatta a questo scopo".
E anche nella sua Chronologie récapitulative egli, alla data del 20 gennaio
1942, indica: "Conferenza di Wannsee sull'evacuazione e la cacciata degli
ebrei verso l'Est" (p. 114).
Lo "sterminio" è stato revisionato: si tratta di "cacciata".
È ugualmente rimarchevole come, in tutto questo libro, che si propone
l'obiettivo di "provare" la tesi dello sterminio, non si faccia più parola
del documento che, oltre a quello di Wannesee, era, si dice, il più
determinante: la lettera di Göring a Heydrich del 31 luglio 1941, rispetto
alla quale si affermava che "soluzione finale" significava "sterminio" e non
trasferimento fuori dall'Europa.
All'epoca del processo di Toronto, nel 1988, ci furono anche delle
controversie sul ruolo delle Einsatzgruppen, sorta di corpi franchi
destinati dall'alto comando hitleriano ad annientare i gruppi di partigiani
che si formarono a partire dalla folgorante avanzata tedesca su Mosca e che
avevano il compito di distruggere i depositi di benzina, i centri di
rifornimento, e i mezzi di comunicazione per disorganizzare le retrovie
dell'esercito tedesco. Questa resistenza si rivelò così efficace che Hitler
diede ordini severissimi alle Einsatzgruppen per eliminare i dirigenti e i
commissari politici dei partigiani. Tra questi commissari politici svolsero
un ruolo importante e affrontarono la morte numerosi ebrei.
Al processo di Toronto fu ampiamente evocata la partecipazione di questi
eroici ebrei alla resistenza contro l'hitlerismo.
L'avvocato di Zündel, Christie, tenne a far precisare allo storico Hilberg
il senso degli ordini nazisti a questo proposito:
"Christie: L'ordine dato alle Einsatzgruppen dice: Annientare i commissari
bolscevichi ebrei? E voi interpretate che questo significhi: Annientare il
popolo ebraico e i suoi commissari ebraici? È esatto?
"Hilberg: Esatto.
"Christie: È stato detto dunque, secondo voi, che non si trattava di
uccidere gli ebrei ma i commissari politici giudeo-bolscevichi.
"Hilberg: L'ordine dato a Himmler è di "risolvere il problema" (4-839).
"Christie: Si tratta del problema dei commissari politici
giudeo-bolscevichi. Che non significa problema ebraico... Non c'era una
guerra tra il comunismo e il nazismo?
"Hilberg: Sì, e i commissari politici, anima del sistema, dovevano essere
fucilati.
"Christie: Questo non significa uccidere gli ebrei che si trovavano laggiù.
Hitler pensava che il bolscevismo fosse di origine ebraica e che tutti i
commissari fossero ebrei?
"Hilberg: Si trattava di propaganda. Ma era l'intenzione fin dall'inizio,
dal 22 giugno 1941.
"Christie: Si tratta dunque di un articolo di fede per voi?
"Hilberg: No. Non è un articolo di fede, è una certezza.
"Christie: Potete mostrarmi il secondo ordine di Hitler?
"Hilberg: Affermo che esiste una direttiva decisiva di Hitler, illustrata da
Göring a Heydrich il 31 luglio 1941... è il testo che prepara la conferenza
di Wannsee.
"Christie: Era un ordine o una lettera di Hitler?
"Hilberg: No.
"Christie: Nel vostro libro avete scritto: "Hitler ha dato questo secondo
ordine". È esatto?
"Hilberg: È esatto.
"Christie torna sul significato della parola "resettlement" (trasferimento)
all'Est: "Questo significa un ordine di uccidere tutti gli ebrei?".
"Hilberg: "Trasferimento" era sinonimo di "deportazione degli ebrei nei
campi della morte".
"Christie: Non esisteva un piano di deportazione degli ebrei in Madagascar?"
(4.855).
* * *
Lo storico inglese David Irving, al processo di Toronto, fornisce sulla
"soluzione finale" queste notizie attinte alla fonte:
"La soluzione finale del problema ebraico consisteva nel deportare gli ebrei
in vari territori. Una delle ipotesi fu il Madagascar, soprattutto dopo la
disfatta della Francia, ma la potenza delle flotte britanniche, poi di
quelle americane, rese impossibile realizzare questo progetto.
"Il solo documento che possiedo è una conversazione telefonica del primo
ministro Lammers con il Führer, della primavera del 1942, in cui Hitler
rispose che la soluzione finale sarebbe stata decisa solo dopo la
conclusione della guerra.
"Heinrich Himmler scrisse ai Gauleiters che il Führer, Adolf Hitler, gli
aveva dato ordine di ripulire l'Europa dai suoi ebrei da Ovest a Est per
tappe. Si trattava evidentemente di deportazione" (33.9351-9352).
"Ma questo non comportava alcun ordine di sterminio degli ebrei. Nessuna
direttiva di questo genere è stata data, non se ne trova traccia in nessun
archivio del mondo, compresi quelli ebraici che hanno cooperato con me. Devo
inoltre sottolineare che negli archivi britannici, dove abbiamo decifrato i
codici tedeschi delle unità SS operanti sul fronte dell'Est, nemmeno con le
macchine inglesi per decifrare i codici abbiamo trovato qualcosa in cui
Hitler impartisce l'ordine di uccidere gli ebrei" (33.9376). Hanno potuto
farlo solo gli storici che hanno preteso di leggere tra le righe e nel
tradurre hanno dato libero sfogo alla loro indignazione.
* * *
L'avvocato Christie cita la pagina 651 del libro di Hilberg dove si legge:
"Nel novembre del 1944 Himmler decise che, per ogni sorta di ragioni
pratiche, la questione ebraica era risolta. Il 25 dello stesso mese egli
ordinò lo smantellamento di tutte le installazioni di morte".
Fonte: Testimonianza di Kurt Becher, 8 marzo 1946, PS 3762
Hilberg riconosce che questo non fu un ordine di Himmler (4.861-864):
"Becher, probabilmente, l'ha riportato a memoria nella sua te-stimonianza.
Non c'era quindi bisogno di riprendere il linguaggio preciso usato da
Himmler" (4.867).
Una volta di più Hilberg dice che Becher ha detto che Himmler aveva detto...
Ora, al termine di lunghe ricerche storiche, fatte da studiosi di tutte le
origini sotto la pressione delle critiche revisionistiche, il direttore
dell'Istituto di storia contemporanea del Centro Nazionale della Ricerca
scientifica, François Bedarida, riassume questo lavoro su L'evaluation des
victimes d'Auschwitz: "La memoria collettiva si è appropriata della cifra di
quattro milioni la stessa che, stando a un rapporto sovietico, figurava
finora ad Auschwitz sul monumento innalzato in memoria delle vittime del
nazismo , mentre a Gerusa-lemme il museo di Yad Vashem indicava un totale
molto al disopra della realtà. Tuttavia, dalla fine della guerra, la memoria
scientifica si era messa al lavoro. Da queste pazienti e minuziose
investigazioni è risultato che la cifra di quattro milioni non poggiava su
alcuna seria base, né poteva essere sostenuta.
"Il tribunale, del resto, si basava su un'affermazione di Eichmann, secondo
la quale la politica di sterminio aveva causato la morte di sei milioni di
ebrei, di cui quattro milioni nei campi.
"Se adesso ci si rapporta ai lavori più recenti e alle più affidabili
statistiche è il caso dell'opera di Raul Hilberg, La Destruction des Juifs
d'Europe , si arriva a circa un milione di morti ad Auschwitz. Un totale
corroborato dall'insieme degli specialisti, giacché oggi essi concordano su
un numero di vittime che oscilla tra un minimo di 950.000 e un massimo di
1.200.000".
Fonte: "Le Monde", 23 luglio 1990
Infatti, nell'edizione tedesca del suo libro, Jean-Claude Pressac ridurrà
un'altra volta questa cifra a 600.000 e la serie di revisioni probabilmente
non è terminata.
Tuttavia, dopo che il numero delle vittime di Auschwitz-Birkenau è stato
ridotto da 4 milioni a 1.000.000, si continua a ripetere la cifra globale di
6 milioni di ebrei sterminati, secondo la strana aritmetica: 6 - 3 = 6.
Che la "soluzione finale" del problema ebraico non si sarebbe concretizzata
se non dopo la guerra è testimoniato anche dalla Braun Mappe dell'estate
1941. Il paragrafo intitolato "Direttive per la soluzione della questione
ebraica" precisa: "Tutte le misure concernenti la questione ebraica nei
territori occupati dell'Est saranno prese dopo la guerra e allora la
questione ebraica troverà in Europa una soluzione generale".
Fonti: PS 702; Henri Monneray, La persécution des juifs dans les pays
de l'Est Page Rankésentée à Nuremberg, CDJC, 1949
Questa messa a punto non comporta alcuna attenuazione dei crimini di Hitler,
ma richiama semplicemente un'evidenza che non può sfuggire neppure ai più
accaniti sostenitori della tesi dello "sterminio": Hitler negli ultimi due
anni di guerra, dopo Stalingrado, è ridotto agli estremi, gli alleati
distruggono con i loro bombardamenti i suoi centri di produzione bellica e
disorganizzano i suoi trasporti; egli è costretto a mobilitare dei nuovi
effettivi svuotando le fabbriche e non avrebbe avuto che questa ossessione,
fatale per il suo sforzo bellico, di sterminare i suoi prigionieri e i suoi
ebrei, invece di impiegarli, foss'anche in condizioni disumane, nel lavoro
dei cantieri.
Poliakov stesso, nel suo Bréviaire de la Haine (Parigi, Calmann-Levy, 1961
[1951], p. 3) sottolinea questa assurda contraddizione: "È molto più
economico colpirli con i lavori più duri, ammassandoli per esempio in una
riserva".
La Arendt mostra anche il lato demenziale di una simile operazione: "I
nazisti spinsero l'inutile fino al dannoso quando, in piena guerra, e
malgrado la penuria di materiali da costruzione e di rotabili, avviarono
enormi e costose imprese di sterminio e organizzarono il trasporto di
milioni di persone. [...] la contraddizione manifesta tra questo modo di
agire e gli imperativi militari dà a tutta la faccenda un'aria folle e
chimerica".
Fonte: Hannah Arendt, Le système totalitaire, Parigi, 1972, p. 182
Quello che è ancora più strano è che spiriti così sottili, come Poliakov o
Hannah Arendt, siano stati obnubilati fino a questo punto dai loro a priori,
che non abbiano messo in causa le loro ipotesi surreali e non siano ricorsi
ai documenti e ai fatti. Ad Auschwitz-Birke-nau si trovavano dei potenti
impianti della Farben-Industrie (chimici), della Siemens (trasporti) e della
Portland (costruzioni). A Monovitz (uno dei campi annessi ad Auschwitz)
lavoravano 10.000 detenuti, 100.000 operai civili e 1.000 prigionieri
inglesi.
Fonte: Central Commission for Investigation of German
Crimes in Poland, German crimes in Poland, Varsavia, 1946, I, p. 37
Dal 1942 al 1944, sui 39 campi satelliti di Auschwitz 31 utilizzavano i
detenuti come mano d'opera e 19 impiegavano in maggioranza ebrei.
Il 25 gennaio 1942 Himmler inviò all'ispettore generale dei campi di
concentramento la seguente direttiva: "Preparatevi ad accogliere 100.000
ebrei [...]. Importanti compiti economici saranno assegnati ai campi di
concentramento nelle prossime settimane".
Fonte: NO 020-a
Nel maggio 1944 Hitler ordinò di utilizzare 200.000 ebrei come operai nel
programma delle costruzioni Jager e nell'organizzazione Todt.
Un ordine dell'SSWVHA del 18 novembre 1943 aggiudicava un premio ai detenuti
anche ebrei che si fossero distinti nel lavoro.
Fonte: Centro del Museo di Auschwitz, 6 - 1962, p. 78
Non si tratta, dunque, di una faccenda "folle e chimerica", ma, al
contrario, di realismo implacabile. Soprattutto ciò costituisce una
confutazione supplementare delle tesi "sterminazioniste".